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NOI SIAMO I FIGLI DELLA MONCE - Casting e crowdfunding


NOI SIAMO I FIGLI DELLA MONCE - Casting e crowdfunding
Nel mese di luglio 2019 stanno procedendo i lavori e la campagna di autofinanziamento online per la realizzazione del docufilm "Noi siamo i figli della Monce - Storia e storie di una fabbrica-paese del Novecento".
La regia del docufilm è di Luigi Cantore, la produzione è del Valsusa Filmfest e l’uscita è prevista per il mese di aprile 2020.

È possibile contribuire al finanziamento della produzione, attraverso tre modalità:
1) versamento in contanti nelle cassette presenti in alcuni esercizi commerciali e locali di Condove;
2) bonifico diretto all’associazione culturale Valsusa Filmfest su c/c di Banca Etica con IBAN IT08O0501801000000011191863;
3) contributo sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso reperibile in https://www.produzionidalbasso.com/project/noi-siamo-i-figli-della-monce-storia-e-storie-di-una-fabbrica-paese-del-novecento-1/

Le riprese di una grande scena che intende ricostruire l’uscita dei numerosi lavoratori dalla fabbrica sono previste per i giorni 14 e 15 settembre ed è ancora possibile candidarsi come comparsa contattando la produzione all'indirizzo di posta elettronica [email protected] o ai numeri di telefono 347.0077000.
Sono ancora ricercate persone di ambo i sessi con età comprese tra i 18 e i 55 anni.
Al casting che si è svolto il 30 marzo si sono presentate oltre 100 persone con diversi anziani, ex dipendenti delle Officine Moncenisio, che hanno voluto portare materiale e raccontare le loro storie ed il legame delle loro famiglie con "la fabbrica".

Le Officine Moncenisio hanno svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione del tessuto economico del paese di Condove e dell'intera Valle di Susa, artefice del passaggio da una società contadina ad una società industriale. Fondata nel 1906 da Fortunato Bauchiero, la fabbrica, anche attraverso numerose riconversioni produttive nel settore delle costruzioni meccaniche, percorre tutti i grandi eventi del Novecento italiano: la Grande Guerra, l’occupazione delle fabbriche, il fascismo, la seconda Guerra Mondiale e la Resistenza, la ricostruzione ed il boom economico, la crisi degli anni ’70.

Ma la storia della “Monce” coincide e procede di pari passo anche con l’evoluzione demografica, urbanistica e sociale di Condove e con la crescita della sua comunità: inizialmente scendono proprio dalla montagna condovese le prime maestranze, poi provenienti anche dagli altri paesi della valle e del torinese.
Il Cav. Bauchiero programmò e attuò uno sviluppo complessivo del paese dotandolo di case per gli operai e villette per gli impiegati, di opere sociali quali il poliambulatorio, la mensa aziendale, le scuole professionali, il dopolavoro, il campo sportivo, e lasciando un’impronta indelebile per la Condove degli anni a venire e su quella odierna. Negli anni ’60 la Moncenisio era diventata il più grande stabilimento metalmeccanico della Valle di Susa ed arrivò ad occupare oltre mille dipendenti.

La sua notorietà superò i confini locali ed anche quelli nazionali quando, nel settembre 1970, i lavoratori riuniti in assemblea approvarono all’unanimità una mozione con la quale si opponevano alla fabbricazione di armi e materiale bellico. Un’obiezione di coscienza considerata ancora oggi un caso unico nella storia dell’industria e che è stato recentemente ricordato anche in una puntata della trasmissione televisiva di Rai1 “A sua immagine” da Don Luigi Ciotti con le testimonianze del sociologo Marco Revelli e dell’ex Sindaco di Condove, già operaio della Moncenisio, Massimo Maffiodo.

La vecchia Moncenisio ha cessato di esistere nel 1977, subendo poi vari avvicendamenti di proprietà, cambi di denominazione e riconversioni industriali per arrivare, dopo anni di trattative per la sua cessione e di cassa integrazione per i dipendenti, ad essere acquisita lo scorso anno dal Gruppo Magnetto Wheels che ha anche garantito la salvaguardia dell’occupazione per tutti i lavoratori presenti.

I condovesi di oggi sono un po’ tutti figli e nipoti delle Officine Moncenisio, le esistenze di tante famiglie hanno ruotato per anni intorno alla vita della fabbrica ed i loro tempi influenzati e scanditi, ancor più che dall’orologio, dal suono della sirena che faceva aprire e richiudere il grande portone di Via Torino dove entravano ed uscivano i lavoratori e le lavoratrici, come il soffio d’aria di un “mantice” che li aspirava ed espirava a ritmo regolare.

Dell'insediamento originale oggi è rimasta la palazzina che ospitava gli uffici e da un'apertura del muro perimetrale si può tuttora vedere il "trenino" che faceva la spola con la stazione ferroviaria per trasportare i dipendenti che viaggiavano in treno. Sono importanti reperti di archeologia industriale, ma soprattutto luoghi della memoria, e per molti condovesi (e non solo) "posti dell'anima e del cuore" in cui si sono consumate storie fatte di gioie e fatiche, di soddisfazioni e sofferenze dei loro genitori e dei loro nonni.


Negli anni scorsi la storia e i ricordi delle Officine Moncenisio sono stati raccolti e documentati attraverso due volumi usciti entrambi nel 2000 ("La Monce" di Giorgio Jannon ed Emanuela Sarti – Editrice Morra e "Moncenisio, già Anonima Bauchiero" di Sergio Sacco – Edizioni del Graffio) e narrati dallo spettacolo teatrale "Ti ricordi la Monce?" di Marco Alotto, andato in scena l'1 e 2 maggio 1999 proprio negli stabilimenti Vertek (allora proprietà del Gruppo Lucchini) all'interno del vecchio capannone falegnameria delle ex Officine Moncenisio.
Il Valsusa Filmfest, allora alla sua 3^ edizione, aveva collaborato all'ideazione ed alla realizzazione dell'evento.

A vent’anni di distanza il festival valsusino, che ha sempre avuto tra i suoi obiettivi quello di conservare e mantenere viva la memoria storica del proprio territorio, ha deciso di realizzare un docufilm sulla Moncenisio con filmati d'epoca, racconti e testimonianze orali e fiction.

La regia è affidata a Luigi Cantore, regista e videomaker valsusino, tra i responsabili del Valsusa Filmfest ed autore recentemente del lungometraggio “Profumo di resina” (tratto dal libro omonimo di Fabrizio Arietti), un bell’esempio di cinema interamente autoprodotto che ha raccolto un grande successo di pubblico con più di 70 proiezioni (con media di oltre 200 spettatori) in numerose località della Valle di Susa e della provincia di Torino.

Frammenti di vita quotidiana in abiti dell’epoca, scenografie che cambieranno in base alle date ed ai periodi di ambientazione, permetteranno di ritrovare non solo il contesto lavorativo, ma anche gli umori, i timori, le difficoltà e gli amori di tanti uomini e donne che, direttamente o indirettamente, hanno scritto le pagine della storia e delle storie di questa fabbrica-paese.

22/07/2019, 14:53