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END GAME - Una vita affidata alla sorte


Il cortometraggio di Alberto Vianello e Rosanna Reccia, tratto da un soggetto di Elonora Gemmi.


END GAME - Una vita affidata alla sorte
Una scena di "End Game"
Come dar sfogo alle pulsioni più segrete quando non si ha il coraggio per farlo? La protagonista di "End Game", cortometraggio realizzato sotto la regia di Alberto Vianello e Rosanna Reccia, trova la forza necessaria per esprimere il proprio Io nell’affidare le decisioni ad un dado. Questo semplice oggetto diventa lo strumento essenziale per permetterle di godersi appieno la vita.

Il film ha una durata estremamente breve ed è perciò ridotta al minimo la caratterizzazione di quello che in pratica è l’unico personaggio in scena. Di lei non sappiamo nulla se non che è una donna insoddisfatta e infelice del modo in cui ha condotto la sua vita fino a quel momento. Dopo la scelta di affidare al dado la propria sorte il suo personaggio va incontro ad una rapida evoluzione e a un tragico epilogo. La ragazza, prima eccessivamente misurata e controllata, muta velocemente il proprio volto e, abbandonando ogni freno inibitore imposto dalla morale, si lascia trascinare dai suoi impulsi più primitivi. Da un estremo passa rapidamente ad un altro, mossa da un desiderio di eccitazione che la porta ad un’eccessiva e incontrollabile euforia.

Il cortometraggio, tratto da un'opera teatrale, è un lungo soliloquio contenente un messaggio preciso. Tutti gli spettatori possono in qualche misura ritrovarsi nei pensieri e nelle parole della protagonista. Difatti l’esigenza di dar espressione ad istinti reconditi e di cercare una via di fuga dalla monotonia della quotidianità è un sentimento comune a molti. Il film suona come un invito a non aver paura dei giudizi esterni e ad essere ciò che siamo, senza perdere però la capacità di individuare un limite oltre il quale non andare.


Gabriele Nunziati

29/07/2018, 15:59