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Note di regia di "Era Domani"


Note di regia di
Era Domani
La migrazione è uno dei temi più topici della nostra contemporaneità, raccontata e mostrata dai media quotidianamente, con immagini e parole che spesso molto poco hanno a che vedere con le esperienze personali dei protagonisti. Dai racconti delle persone direttamente coinvolte emergono fattori complessi e sfumature che ci svelano i dilemmi, i desideri e gli sforzi delle persone coinvolte nel fenomeno della migrazione.

Ho conosciuto Ali, Mohamed e Mahmoud nel 2010, quando sono venuti a partecipare a un progetto di teatro forum grazie al quale abbiamo portato in scena le problematiche vissute da chi vive in Italia senza i documenti. Quando nel 2012 abbiamo deciso insieme di fare un lavoro più complesso e focalizzato sulle loro storie personali, una sanatoria insperata ha ribaltato il racconto della loro vita in Italia; all’improvviso il futuro si ripopolava di speranze, di nuove possibilità e di sogni che erano stati messi nel cassetto.

Per quasi due anni ho coinvolto Ali, Mohamed e Mahmoud in processi creativi con l’intenzione di esplorare i loro ricordi e quanto si immaginavano del loro futuro, quello che potrebbe accadere o che sarebbe potuto accadere se solo le cose fossero andate diversamente nella loro vita. Abbiamo sperimentato con il teatro, la narrazione, la fotografia, il documentario e l’animazione. La memoria, e più recentemente la fantasia e l’immaginazione, sono diventati temi centrali alla pratica etnografica. Una delle domande cruciali che si pongono gli antropologi che svolgono tali ricerche è come ridar vita ai ricordi e alle fantasie sfuggenti delle persone, dal momento che non è possibile accedere in maniera indipendente ai loro pensieri e alle loro esperienze.

E’ stato attraverso il procedimento di raffigurazione dei loro ricordi, dipingendo sulle fotografie scattate da loro stessi e che rappresentavano momenti particolari della loro esperienza, che da partecipanti della ricerca son diventati i miei co-ricercatori. Hanno preso loro le decisioni su quali storie raccontare e sul come raccontarle, dando loro forma usando l’immaginazione e il potenziale poetico offerto dalle improvvisazioni teatrali e dalla tecnica dell’animazione. La sperimentazione di questi processi creativi, come parte della ricerca e del documentario, ha anche offerto un modo per tracciare ed identificare le forme e le qualità che le diverse possibilità immaginate assumono nell’esperienza delle persone, nel momento in cui si ricordano del loro passato. L’animazione non è soltanto un mezzo utile per i processi della memoria e della conoscenza ma fornisce anche un’interessante qualità estetica che è fedele all’evanescente e a volte destabilizzante carattere dei ricordi.

Alexandra D'Onofrio