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Note di regia di "In Aquis Fundata"


Note di regia di
Una scena di "In Aquis Fundata"
Sono cresciuto a Venezia dove si vive nell’oscillante sensazione di trovarsi un giorno in una grande capitale del mondo e quello dopo in un remoto paesino di provincia. Ho trascorso la mia adolescenza tra barchini, isole abbandonate e notti deserte nché, una volta trasferito a Parigi, ho notato che la realtà della vita a Venezia, oltre la facciata, la vetrina, era totalmente sconosciuta. Ad ogni mio ritorno in laguna osservavo un rapido e drastico peggioramento del contesto urbano: il declino di una città unica che si svendeva, perdeva il suo senso e affondava letteralmente e metaforicamente.
Così ho deciso di raccontare l’altra Venezia, quella fatta di gente dai mestieri essenziali per il mantenimento della città e della sua memoria, quella degli abitanti che vivono sull’acqua e dell’acqua; una città generata da un popolo an bio che sorgeva dall’acqua e da questa traeva le sue ricchezze.
Dalla costruzione alla nautica, no ai segreti di pesca legati alle correnti e alle maree si apre un universo di conoscenze che si sta estinguendo come l’anima del luogo che le ha generate. I personaggi del documentario, gli ultimi dei veneziani, compaiono in scenari lagunari inconsueti e poco riconoscibili, in zone della città lontane dalle invasioni delle orde turistiche. La Venezia che si è scelto di rappresentare non è quella da cartolina, ma quella del declino, della corrosione, dell’affondamento e delle notti deserte. È proprio in questa Venezia che si cela ancora l’anima perduta della città.

Andrea de Fusco