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Note di regia de "Il Falco e la Rondine"


Note di regia de
Una scena del film "Il Falco e la Rondine"
Non è facile scrivere una storia partendo da una canzone. È diventato facile però con una canzone così particolare e sfaccettata come quella di Gigi D'Alessio che dà il titolo al film. Si tratta di un brano delicato, che si discosta dalla produzione più sentimentale del cantautore napoletano e affronta un tema forte come quello della violenza sulle donne. E lo fa con delicatezza, in modo non banale, e lo stesso abbiamo cercato di fare noi scrivendo la sceneggiatura e girando il film.

Invece di fare il classico film italiano drammatico, che può risultare pesante e disturbante, abbiamo miscelato il dramma del tema con i temi della commedia all'italiana e del noir, creando una trama che penso sia originale, con qualche eco persino fantasy. Il protagonista infatti vuole redimersi da una vita di egoiosmo quando sogna la data della propria morte, questo lo metterà sulle tracce di una ragazza scomparsa da anni, il cui mistero cela la brutta realtà degli abusi sessuali contro le donne e della violenza in generale.

Le riprese non sono state facili, snodandosi in tre città diverse e con un budget basso, ma abbiamo cercato di fare del nostro meglio per realizzare un film che risultasse emozionante a livello di contenuti e competente a livello tecnico. Ci sono infatti scene d'azione, altre oniriche, insomma sequenze che il cinema italiano da un po' di tempo evita di proporre, non so se per mancanza di inventiva o sfiducia nei propri mezzi.

Il cast è stato all'altezza della situazione, con punte di eccellenza nella protagonista Roberta Caruso che si è immedesimata il più possibile nella parte, e in Michele Caputo, un famoso comico napoletano che qui ha dimostrato una maturità espressiva completa. La colonna sonora, infine, ha sugellato il tutto, con pezzi composti da sei musicisti diversi e che spaziano da alcuni disimpegnati (ad opera di Roberto Ormanni ed Enrico Valanzuolo), ad altri più drammatici (opera del bravissimo pianista Luigi Nastri) fino a temi thriller che richiamano i Goblin del primo Dario Argento (composti dalla band degli Hyena Ridens). L'insieme è nuovo, potrà non piacere, ma sono molto contento che sia qualcosa di non già visto per il panorama del cinema italiano.

Brando Improta