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CANNES 70 - "Fortunata", un giro a piedi nella solita borgata


Sergio Castellitto dirige una storia ambetata a Tor Pignattara, quartiere della Capitale, tra l'invasione, economica e culturale, dei cinesi e una classe sociale sempre con l'acqua alla gola. Jasmine Trinca la protagonista, circondata da Stefano Accorsi, Alessandro Borghi ed Edoardo Pesce. Il film i sala dal 20 maggio distribuito da Universal


CANNES 70 -
Jasmine Trinca "Fortunata" di Sergio Castellitto
Se Monicelli diceva che la commedia finita quando i registi hanno smesso di prendere lautobus, sembra evidente che Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto non sanno proprio cosa sia un autobus.

"Fortunata" una giovane donna di Tor Pignattara, gi parte di quella periferia degradata che adesso solo distante dal centro e che, con lespandersi della citt, diventato un quartiere dove al disagio cronico raccontato da Pasolini, si va sostituendo una piccola borghesia italiana con una forte presenza straniera. Fortunata per figlia degli anni 80, di quando la droga uccideva genitori e figli, una brutta situazione capace di scombinarle una vita che avrebbe potuto essere normale se non fosse finita in un film.

Margaret Mazzantini, autrice della storia insieme a Castellitto e Francesca Manieri, sembra raccontare la periferie dopo aver origliato i discorsi dal parrucchiere, ascoltato le confidenze della colf, o aver letto qualche breve di cronaca, impastando una serie di ritratti poco originali fino a formare un pasticcio dove lingrediente mancante il semplice sale. Sono tutti troppo; tatuati, mesciati, pazzi e saggi, poveri di soldi ma ricchi di quellumanit che i ricchi veri riconoscono e fintamente invidiano a chi non ha una lira. Ma, stringendo, vicende e personaggi appaiono cos costruiti che si fa fatica ad apprezzarli. Una costruzione che del resto non appare neanche originalissima, con i meccanismi e i caratteri lontani dallessere delle novit.

Nei suoi eccessi, tra camminate, litigi, voli di droni e sogni ad occhi aperti, Castellitto tiene sempre il ritmo alto, le voci alte, le espressioni eccessive. Jasmine Trinca fa spallucce una battuta s e una no, sembrando in parte solo quando, per una scena breve, vestita da sera, truccata e pettinata da gran signora. Lattrice protagonista non e non sar mai una sciampista, malgrado si agiti, parli forte e pesante, mastichi volgare la gomma americana.
Meglio Edoardo Pesce, nel ruolo del marito in via di divorzio, guardia giurata violenta e gretta, e Alessandro Borghi a cui per non basta la variante della madre attrice di teatro per allontanarsi dagli ultimi tre o quattro personaggi di borgata. bravo e speriamo che prima o poi riescano a fargli prendere un autobus verso il centro per fargli fare un ruolo, che so, da avvocato o da cardio chirurgo.

Altro discorso per Stefano Accorsi che, misurato e in parte, paga una regia che lo trascina verso qualche eccesso ingiustificabile, anche questo frutto di una costruzione a tavolino che fa del suo personaggio, uno psichiatra, il solito specchio di fronte al quale gli altri possono parlare di s e far scoprire a noi spettatori cause e origini del loro interessante malessere.

22/05/2017, 19:23

Stefano Amadio