Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia de "Il Mondo Magico"


Note di regia de
Il film č liberamente ispirato a una storia vera. L’intento era quello di parlare del “mondo magico” nel senso “demartiniano” del termine, ovvero della magia del mondo contadino che si tramanda attraverso i canti di tradizione orale e la ritualistica semplicitŕ delle relazioni umane. La magia deriva dall’osservazione della natura, di cui l’uomo si fa specchio e ne fa parte: i canti e le musiche sono il sottile filo rosso che, nel film, ne testimoniano la memoria. E’ nel mondo contadino che troviamo la consapevolezza di una comunitŕ che, attraverso i propri rituali, ci aiuta a capire, nella semplicitŕ del sapere comune, chi siamo. L’idea č nata a tavola in famiglia, ascoltando la storia di un vecchio zio e la sceneggiatura, affidata all’immaginazione dello scrittore Daniele Trovato, ha iniziato a prendere forma.

L’intento era quello di realizzare un lungometraggio narrativo, una storia di rapporti umani che raccontasse una vicenda semplice. Abbiamo volutamente scelto come interpreti persone comuni del luogo, alla ricerca di una spontaneitŕ che rendesse piů fluido e realistico il racconto, arricchendolo con inflessioni del dialetto locale. Il film č il prodotto di un vero e proprio lavoro di comunitŕ, che ha visto le proloco, le associazioni locali e i paesi coinvolti mettersi in moto, a vari livelli, per rendere il set un momento di incontro, un momento magico. Pur mostrando le diversitŕ tra Nord e Sud d'Italia, ci siamo voluti tenere lontani dal troppo abusato stereotipo della miseria contadina meridionale, avvalendoci delle testimonianze storiche che ci riportano ad una ben piů variegata societŕ contadina del tempo.

Fanno da sfondo alla storia e diventano la vera essenza del film i rituali del mondo agreste (la maledizione, la figura della “masca” e della “mammasanta” e le formule magiche), i canti e le musiche delle tradizioni orali d’Italia dalla Lombardia alla Campania, passando per l’Umbria.

Nella parte ambientata a Piadena, in provincia di Cremona, hanno interpretato il ruolo del padre (Roberto Seniga) e dello zio (Leardo Taraschi) di Teresa, Il duo della Lega di Cultura, depositari degli antichi canti di osteria del cremonese con l’Istituto Ernesto de Martino e il Circolo Gianni Bosio (archivio Coggiola).

Il mondo contadino del meridione, alla fine della seconda guerra mondiale, potendo contare anche sul supporto di consulenza storica del Museo etnografico di Aquilonia “Beniamino Tartaglia”, č narrato dai canti della Banda della Posta di Vinicio Capossela, che descrive le tradizioni e i costumi della bassa Irpinia (Frigento) e dell’alta Irpinia (Calitri, Cairano, Aquilonia).

La vita rurale umbra dell’immediato dopoguerra č ambientata tra i paesini della Valnerina (Buonacquisto, Piediluco, Arrone) e viene raccontata attraverso i cantori dello storico Gruppo della Valnerina. Qui avviene il passaggio dall’antico al moderno: la popolazione inizia lentamente a distaccarsi dalla terra per avvicinarsi alle fabbriche, ma si rincontra attraverso i canti atavici della Valnerina e le istanze condivise della classe lavoratrice, sia essa ancora contadina o della fabbrica. Parallelamente, abbiamo la magia del rituale della maledizione, simbolo di un mondo arcaico, e la concretezza di un mondo moderno.

Il materiale di repertorio, cortesemente fornitoci dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico (AAMOD), arricchisce ancora piů questo livello, fornendo allo spettatore la possibilitŕ di vedere in realismo documentaristico lo sfondo storico degli anni in cui si sviluppa la narrazione di finzione.

Raffaele Schettino