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RIFF XV - "Porto il Velo, Adoro i Queen"


Tratto dal libro di Sumaya Abdel Qader, il documetario di Luisa Porrino racconta la storia di tre donne con al centro Il punto di vista dell'altro


RIFF XV -
"Porto il velo e adoro i Queen" di Luisa Porrino
possibile vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri solo se ci si pone nelle condizioni di porre all'altro le domande giuste che stimolino un dialogo e solo se si predisposti ad un ascolto partecipato e curioso. Come fa la regista Luisa Porrino nel documentario "Porto il velo e adoro i Queen" presentato alla XV edizione del Riff. Il film nasce dalla volont della stessa regista di conoscere e scoprire la vita di donne di religione musulmana a lei coetanee, nate e vissute in Italia e che hanno scelto di indossare il velo.

"Porto il velo e adoro i Queen" un racconto corale che coinvolge la storia di tre donne. Innanzitutto la donna che ha ispirato il progetto Sumaya Abdel Qader, autrice del libro omonimo al documentario, blogger e prima mussulmana eletta Consigliere al comune di Milano, poi Batul Hanife, medico psichiatra di Trento, e infine Takoua Ben Mohamed, fumettista e autrice di graphic novel romana.

Senza filtri n meditazioni le tre donne raccontano delle origini dei loro genitori e della loro vita in Italia, ma soprattutto affrontano temi forti e scottanti dalla scelta libera di indossare il velo come atto d'amore verso il loro credo, alle difficolt che incontrano nell'essere riconosciute come cittadine italiane, le primavere arabe, i problemi legati all'islamofobia e i pregiudizi che nascono dalla cattiva informazione.

In particolare le loro parole ci aiutano a comprendere quanto sia necessario distinguere la religione islamica dagli atti di terrorismo, ed inoltre a riflettere che indossare il velo non definisce la nazionalit o il senso di appartenenza ad una terra che si pu percepire indipendentemente dal credo.

Il messaggio della Porrino, che per prima si messa in gioco, arriva forte e chiaro. necessario il confronto per comprendere il punto di vista dell'altro. La sua regia fresca e delicata, insieme ad una fotografia luminosa e nitida, veicola le storie permettendo allo spettatore di entrare in un contatto diretto con le protagoniste, come se fossimo fisicamente vicini, ma allo stesso tempo una regia che, pur nella leggerezza che raggiunge tutti, si impegna ad affrontare tematiche fondamentali per una convivenza pacifica.

02/12/2016, 18:34

Chiara Preziosa