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FdP 57 - PAOLO CIVATI: "Ho cercato di pennellare la condizione umana"


L'autore di "Castro" racconta la realizzazione del documentario, durata circa due anni.


FdP 57 - PAOLO CIVATI: "Ho cercato di pennellare la condizione umana"
In concorso tra i documentari italiani della 57a edizione del Festival dei Popoli, "Castro" di Paolo Civati racconta con dolcezza ed ironia le tante storie che quotidianamente si intrecciano all'interno di una delle tante occupazioni abitative romane.

Il regista ha raccontato a Cinemaitaliano.info il lavoro fatto al fianco dei personaggi durato circa due anni.

All'interno del "Castro" ci sono personaggi tanto affascinanti quanto differenti tra loro, che racconti in un documentario che spesso sembra strizzare l'occhio alla finzione...
Volevo pennellare la condizione umana delle persone anziane, dei bambini e di una coppia che a differenza di altri aveva una cosa molto preziosa, la voglia di stare insieme. Ho osservato senza camera per un bel po, poi ho iniziato a capire quali dinamiche si innescavano, così, senza avvisarli, creavo degli appuntamenti dove far succedere qualcosa. Davo loro dei compiti incrociati, lavorando come fossero degli attori, senza però assegnare una partitura. La scena della partita a carte ad esempio è costruita, con i bambini che avevano l'obbligo di giocare e fare delle domande a Franco, mentre lui doveva parlare al padre e così via. Fatto questo per quasi un anno, ho lavorato di osservazione catturando quello che veniva loro naturale, senza mai forzare gli argomenti.

Sei riuscito a raccontare il dramma dello sgombero di una casa occupata senza mai palesarlo direttamente. Una lettera di avviso o una macchina delle forze dell'ordine avrebbe portato il film in un'altra direzione, vero?
Per me fare politica vuol dire calare lo spettatore dentro alla realtà per poi spingerlo a chiedersi in cosa si sente diverso. Solo mettendosi di fianco a certe problematiche uno inizia a porsi delle domande. Mi piace molto lavorare in modo deduttivo, offrendo solo alcuni elementi. Avevo girato lo sgombero, la polizia, ma mi sembrava più interessante raccontare l'assenza finale di quel luogo e una cosa bella come una proposta di matrimonio che avanzare la tesi del complottismo politico.

C'è un momento del film in cui Claudio, il protagonista, è solo in palestra e inizia a parlare dei suoi tatuaggi e dei suoi figli. Li il film sembra cambiare registro, quasi a voler rompere la "quarta parete". Qualcosa di cercato o semplice casualità?
E' un elemento che mi colpiva di Claudio. Era ai domiciliari e parlava tantissimo da solo, allo specchio e al cane. Un continuo monologo interiore in cui si lamenta di ciò che lo ha portato a quella condizione. Era un animale in gabbia, uscito da li infatti ha smesso di farlo. In quella scena, in palestra, mentre fa qualcosa di forte si dimostra debole, un momento di intimità che aiutava ad inquadrare il personaggio.

La riuscita di "Castro" sta nell'offrire allo spettatore tutte le sfaccettature della natura umana, tra cui il lato comico...
Cercare di vedere nel buio ciò che di grottesco e contraddittorio c'è nella vita mi sembrava interessante. Così era giusto raccontare il rapporto tra l'anziano Robertino e il gatto che evidentemente lo odiava, per poi passare ad un'altra coppia, la madre e il figlio disoccupato, che era invece molto drammatica.

Tra i tanti personaggi anche due bambine che giocano a fare le donne adulte. Quanto è stato complicato lavorare con loro in un contesto di così grande precarietà?
Loro sono state la fase più difficile del film. Una delle bambine è completamente abbandonata a se stessa, con tutti i problemi psicologici che ne conseguono. Non so se vedrà mai questo film, ne che donna diventerà, ma mi sentivo molto responsabile nei suoi confronti. Ho pensato che se un giorno dovesse rivedersi sarebbe giusto non ritrovare uno sguardo morboso o di solitudine. Quelle sarebbero state emozioni gratuite, mentre seguire i desideri futuri di una bambina, che provava a sognare un futuro mentre attorno nessuno le dava considerazione, mi sembrava ben più importante.

28/11/2016, 07:40

Antonio Capellupo

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