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FESTA ROMA 11 - "Sole Cuore Amore", il lavoro prima di tutto


Daniele Vicari mette in scena l'intreccio di due storie di emancipazione femminile in una realt quotidiana sempre meno solare.


FESTA ROMA 11 -
Forse vero che il lavoro nobilita l'uomo, ma di sicuro l'eccesso pu portarlo lentamente alla distruzione.

A distanza di quattro anni dall'uscita di "Diaz", Daniele Vicari torna dietro alla macchina da presa e in "Sole Cuore Amore" mette in scena l'intreccio di due storie di emancipazione femminile in una realt quotidiana sempre pi complessa.

Eli sposata, ha quattro figli e cerca perennemente di sorridere alla vita nonostante viva ad Ostia ed ogni mattina sia costretta a prendere diversi mezzi per raggiungere il bar romano dove lavora. Vale, vicina di casa ed amica di vecchia data, ha dedicato la propria vita alla danza e alle performance, ma tra lavori notturni sottopagati e complessi rapporti sentimentali, a sorridere ci riesce davvero poco.

Gi a partire dal titolo il regista proietta lo spettatore in un mondo di assoluta normalit, fatta di ritardi e litigi a lavoro, bollette da pagare, bambini a cui badare e tanti sacrifici. Eli, una brava Isabella Ragonese, una donna forte che davanti alla disoccupazione del marito si fa carico dell'intera famiglia con tutte le proprie forze, finendo per rinunciare alla propria salute per mettere il bene degli altri prima di tutto. Anche Vale pronta a tutto per difendere chi e quello che ama, trascurando le attenzioni di una madre apprensiva e provando a strappare la collega ballerina dalle mani di un violento agente, in nome di un celato amore.

La periferia romana raccontata da Vicari ormai abbrutita, con padroni che pagano in nero ma non concedono un giorno di riposo, clienti pronti ad inveire contro un extracomunitario al primo errore, ma soprattutto una sempre maggiore assenza di leggerezza ed ironia, ormai schiacciate e sostituite dallo stress e dalla rabbia.

L'ambientazione notturna, i toni cupi della metropolitana e le splendide note originali della colonna sonora firmata da Stefano Di Battista aiutano a rendere questo piccolo ed elegante film un'opera malinconicamente jazz.

15/10/2016, 12:56

Antonio Capellupo