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Note di regia de "Lo Spettatore"


Note di regia de
Lo Spettatore nasce essenzialmente dalla mia innata “cronofobia” – cioè, dal mio cattivo rapporto con il passare del tempo.
Purtroppo, come chi ha paura degli ascensori è costretto a fare sempre le scale, chi teme lo scorrere del tempo è spesso accompagnato da una leggera malinconia di sottofondo.
Nel mio caso, da amante del cinema, è inevitabile provare malinconia nell’assistere, anno dopo anno, alla progressiva chiusura di sale cinematografiche, soprattutto di monosala.
Considero la sala cinematografica un’istituzione socio-culturale, un luogo dove esiste ancora una certa dimensione collettiva annessa alla visione del film. Questo tipo di esperienza si sta gradualmente perdendo e i cinema si trovano costretti a chiudere per cedere il passo al cosiddetto “mondo che cambia”.

E’ sulla scia di queste riflessioni che ho pensato ad un film sullo stato dei cinema nella mia città.
All’inizio non sapevo bene cosa volessi ottenere da questo lavoro, ma sapevo con chiarezza cosa non volevo: non volevo che prendesse le sembianze di un documentario ex-catedra, né che assumesse i toni di una facile e sterile critica moralista ai costumi della gente.
L’aspetto documentaristico era necessario, ma volevo più che altro realizzare un cortometraggio intimo e personale, dove ironia e malinconia si fondessero in un equilibrio “malincomico”.
Nonostante la mia inesperienza di attore, ho deciso coraggiosamente di porre me stesso davanti alla telecamera, e l’ho fatto proprio perché desideravo che il film avesse un timbro personale.

La produzione, curata assieme a Jessica Milardo, ha seguito un procedimento insolito: non c’è stata una sceneggiatura precisa e definita sin dall’inizio; anzi, il film ha preso forma e colore strada facendo, a mano a mano che venivano girate e montate le varie scene.
La regia è volutamente sobria, poco “muscolare”: ci sono essenziali movimenti di macchina, prediligendo generalmente inquadrature fisse. Questa scelta è dovuta indubbiamente anche alla mancanza di mezzi, ma è principalmente frutto di un mio ragionamento. Ho preferito mostrare i cinema, le strade e la mia passeggiata ad un ritmo e dentro una cornice che lasciasse libertà al pensiero e allo sguardo dello spettatore senza appesantire la narrazione con “barocchismi” registici.

Lo Spettatore vuole essere una riflessione sul tempo che passa, magari regalando una risata agli inguaribili malinconici e fungendo da stazione di posta per gli ottimisti frettolosi.

Spero di esserci riuscito.
In ogni caso, ormai è tardi.

Luca Zambianchi