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Note di regia de "L'Ultima Orazione"


Note di regia de
Mi è sempre piaciuta l’idea che in tante situazioni, vuoi una cena, vuoi uno spettacolo ma anche un comizio o addirittura un film, una delle parti fondamentale fosse quella finale. Un gran finale è necessario perché nelle persone possa rimanere un piacevole ricordo di uno specifico avvenimento. Allora, se è assolutamente vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, forse è ancor più importante finire splendidamente. E’ da questa piccola riflessione che ho iniziato a costruire la trama intricata de L’Ultima Orazione. E a questo ho unito un tema a me carissimo come quello della memoria e, provocatoriamente, mi sono chiesto come questa possa essere labile, manipolata o addirittura travisata da un avvenimento eclatante come un gran finale. E quale miglior finale del fine vitae? In questo si racchiude, nell’evento del funerale, la chiusura quasi scenica di ogni nostra vita. Ed è dall’enfatizzazione di questo momento che è nato il nucleo centrale del L’Ultima Orazione. Giocare con la messa in scena dei funerali, spaziare nel concetto di memoria, e aggiungerci un po’ di cinico assurdo. Ricordandomi della tradizione, soprattutto meridionale, delle Piagnone, ma anche guardando le nuove tendenze della società individualista, particolarmente in Giappone, dove ormai si affittano compagni, amici e comparse per il matrimonio. E perché non al funerale allora? Il funerale diventa l’atto fondamentale dove si “gioca” buona parte del ricordo che i vivi avranno dei morti. Atto che, in una società sempre più attenta all’esteriorità e all’apparenza, seppur mantenendo attimi di raccoglimento e di drammaticità, assume talvolta i caratteri dell’evento, e quindi della celebrazione.

Gustav Baldassini