Sudestival 2020

VENEZIA 73 - "Rocco", la grande umanità del re del porno


Presentato al Lido il documentario su Rocco Siffredi, che mostra gli aspetti privati di un'icona dell'hard.


VENEZIA 73 -
La vita del pornoattore è permeata da un paradosso. Tutto il mondo può dire di averti visto completamente “nudo”, di conoscere le forme e le dimensioni di un organo che ti rende un professionista. Ma nessuno ti ha mai visto realmente “a nudo”, svestito non solo di un jeans di scena, ma di qualcosa di più importante, una veste invisibile che nasconde turbamenti, sensi di colpa e dolori. Come se una sex machine non fosse tenuta a provare emozioni.

Il biopic "Rocco" di Thierry Demaiziere e Alban Teurlai, si apre con l'immagine di un gigantesco membro, quella parte del corpo che in Rocco Siffredi, al secolo Rocco Tano, si svegliò da ragazzino per sussurrargli che quella sarebbe stata la sua strada, come un demone pronto ad offrirti l'eterna giovinezza in cambio della tua stessa anima.

Con uno stile di regia talmente curato da sfociare spesso nel patinato, il film racconta gli ultimi tre anni della vita di una star del porno. La macchina da presa svela tutto ciò che si cela dietro agli innumerevoli set del re dell'hard, alla ricerca delle origini, della famiglia, degli amici e dei nemici, tralasciando per un attimo Siffredi e catalizzando l'attenzione su Rocco.

Si scopre così un sfera di grande umanità, lacrime vere nel ricordo dell'amata madre, un profondo senso di fede, il senso di colpa quotidiano guardando negli occhi la propria moglie dopo una giornata di sesso con altre donne, la paura di sentirsi giudicati dai propri figli, sperando che possano davvero capire il senso di quella vita.

Una vita da globetrotter, che lo vede quotidianamente in viaggio da Budapest a Milano, da Parigi a Los Angeles, sempre in compagnia del fedele cugino e assistente Gabriele, che più di trent'anni fa scelse di abbandonare una vita tranquilla per servire un demone nascosto nel corpo dello stallone italiano.

Nonostante alcuni momenti ed interviste appaiano eccessivamente costruite, l'opera di Demaiziere e Teurlai procede con i toni della tragedia shakespeariana, arrivando ad un emozionante finale - del film e della carriera da attore - in cui Rocco decide di farsi crocifiggere. L'estremo sacrificio per cercare una pace interiore assente da anni, tentando di placare per sempre quel demone nascosto sotto pelle.

07/09/2016, 08:00

Antonio Capellupo