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FFF18 - ALIENWEEN di Federico Sfascia


FFF18 - ALIENWEEN di Federico Sfascia
Non c’è solo cinema d’animazione al Future film Festival. Nella sezione “Follie notturne” ha infatti spiccato Alienween di Federico Sfascia, splatter demenziale pronto a diventare un cult per gli appassionati e a venire comunque apprezzato anche da chi non è particolarmente legato al filone. Film girato a basso budget e chiaramente motivato perlopiù dalla passione del regista e dei suoi compari, mai dà l’idea di essere amatoriale né di essere un’espressione di nerdismo fine a se stessa. È un film che non si prende mai sul serio, chiaramente dedito al cazzeggio, ma che – proprio per questo – funziona, lasciando anche intuire un promettente regista, solo in parte limitato dal basso budget. Sfascia riesce infatti a tenere sempre alto il ritmo, a creare una buona atmosfera - anche grazie alla fotografia dell’entità “Frank Pazozu” e agli effetti speciali artigianali fino ad un certo punto di Marco Camellini e Domenico Guidetti - e a permettere agli spettatori di avere empatia con il destino dei personaggi, nonostante il tono decisamente e splendidamente faceto di fondo.

La vicenda degli amici di vecchia data i quali, ritrovatisi in una villa abbandonata da anni per il festino di halloween a base di droga, rimpianti e prostitute, si ritrovano ad affrontare un’invasione aliena guarda chiaramente agli horror di culto degli anni ’80: in particolare a La Casa 1 e 2 di Sam Raimi e a La cosa di Carpenter, per l’archetipo dell’abitazione abbandonata che diventa una trappola ricca di pericoli e per la rappresentazione di un gruppo assediato e isolato senza contatti con l’esterno. Anche in questo caso, però, non c’è la sensazione di citazionismo onanistico: i riferimenti sono chiari quanto rielaborati e aggiornati. è inoltre vero, e questa non è una cosa così frequente, che i riferimenti cinematografici guardano agli anni ottanta, ma è ancora più vero che le atmosfere e l’immaginario visivo più immediato arrivano direttamente dagli anni 90: vale per le luci, per le atmosfere, per gli abbigliamenti e per la musica, tutto molto “ninenties”. Per esempio, alcuni personaggi in certi momenti paiono usciti da un videoclip storico degli 883.

La cosa più importante rimane, aldilà della questione generazionale e dei conseguenti riferimenti più o meno inediti, il fatto che il film è molto divertente, a tratti anche efficacemente ironico. Non era così ovvio né facile saper maneggiare la materia dell’horror demenziale, più bollente di quanto una concezione troppo seriosa possa far pensare, dato che dietro l’angolo sono i rischi della noia, del fastidio e dell’onanismo nerd. Alienween è stata così una grande ed apprezzata sorpresa del festival, da consigliare sempre a patto che lo spettatore viva il film in un certo modo. Sfascia dà anche già l’impressione di avere la mano giusta per dire la sua anche in horror più dichiaratamente “seri”, anche se non so se vale davvero la pena sperare in questo passaggio.

Edoardo Peretti

p.s: Alienween è il secondo film di Federico Sfascia. Il suo esordio, I Rec U, è disponibile su Youtube e ha tra gli interpreti Terry Gilliam.

08/05/2016, 09:45