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Note di regia di "Felicia Impastato"


Note di regia di
Raccontare in un film la storia di una persona realmente esistita o addirittura ancora esistente costituisce un'impresa particolarmente impegnativa, sia da un punto di vista etico che da quello squisitamente stilistico. Mi era già accaduto dieci anni fa con Il Figlio della Luna dove Lunetta Savino era stata chiamata a interpretare Lucia Frisone, una madre siciliana fuori dagli schemi, furiosamente impegnata nell'impresa di riscattare il figlio disabile da un destino senza speranza. E adesso Felicia Impastato, un'altra donna siciliana non corrispondente agli stereotipi, un'altra madre forte di una personalità incoercibile, determinata senza mai un cedimento nel perseguire giustizia e verità per il figlio assassinato.
Ancora una volta Lunetta Savino nel ruolo della protagonista.
Come mettere in scena queste personalità senza tradirle? Senza cadere nella tentazione della spettacolarizzazione dei sentimenti? Come sfuggire al rischio del didascalismo e, peggio, della retorica? Come evitare, pur aiutati dalla magia del trucco, una meccanica anche se nobile imitazione?
Di Felicia esistono alcuni documenti filmati, sono le interviste che lei ha rilasciato nel corso della sua ventennale battaglia. Quei documenti Lunetta e io li abbiamo guardati guardati guardati... Abbiamo incontrato il figlio, la nuora, i nipoti, gli amici di Felicia e non solo, per giorni e giorni li abbiamo tormentati con domande di tutti i generi, anche molto private, presi come eravamo dall'ansia di voler 'conoscere' Felicia. Conoscerla, cercare di capirla, per poi tentare di restituire sullo schermo l'essenza di quella personalità. Di quella persona. Già, l'essenza. Noi, Lunetta e io, abbiamo creduto di averla individuata nella fierezza. Un comportamento e un luogo dell'anima oggi non molto di moda, tanto nella realtà reale come in quella virtuale. La struttura del film è costituita da un lungo flash-back che s'interpone nella lunga deposizione di Felicia al Tribunale di Palermo nel 2000. Questo flash-back costituisce il punto di vista di Felicia. Felicia racconta ai giudici e alla Corte, al pubblico e a noi spettatori quello che è avvenuto dal 1978 al 2000: dalla morte di suo figlio Peppino, ai tentativi di farlo passare per suicida terrorista, dai depistaggi, alle morti violente dei giudici, alla sua implacabile ostinazione di madre nel credere nella giustizia... Il suo racconto si snoda quasi come un documentario oggettivo, segnato dal ricorrere delle immagini della morte di Peppino o di alcune parole e frasi che si ripetono ossessive, ma non indulge mai al dolore e all'autocommiserazione, mostra invece quella che noi riteniamo l'essenza di questa speciale donna siciliana: la fierezza. Fierezza di una madre per un figlio che si è battuto letteralmente fino alla morte per le proprie idee, fierezza di chi in quelle idee si identifica, fierezza di una battaglia per la giustizia e la verità che non è affatto una questione personale, ma sociale e dell'intera collettività. Spero dunque di aver risolto al meglio l'impegno etico e stilistico che mi ero posto all'origine. Ciò di cui sono certo è che senza Lunetta Savino non so se sarei riuscito nell'impresa. Lunetta ha dato di Felicia un'interpretazione francamente memorabile. Le dobbiamo tutti un grazie.

Gianfranco Albano