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CINEMA DU REEL 38 - “Il Matrimonio”:
il cinema come strumento catartico


CINEMA DU REEL 38 - “Il Matrimonio”: il cinema come strumento catartico
Girato da Paola Salerno nel 2006 in occasione delle nozze del fratello minore, “Il Matrimonio” è un lavoro intimo, sulla memoria privata e familiare dell’autrice.

Il film si apre col viaggio in treno di Paola per raggiungere il vecchio casolare di famiglia a Riace, fra le colline calabresi, dove si sono dati appuntamento amici e parenti per organizzare i festeggiamenti del matrimonio. Le immagini si caricano dell’aria densa d’estate, accompagnate dall’incessante frinire delle cicale. In questa dolce atmosfera illuminata da un sole abbagliante i componenti della famiglia si apprestano ad allestire i tavoli e le luci nell’aia, dove si svolgerà la festa. Lo sguardo curioso della camera, guidato a volte da Paola, a volte da sua figlia Bianca, si aggira nello spazio intimo della casa, dove i protagonisti, un po’ appesantiti dal caldo estivo, si preparano e pianificano i dettagli dell’evento, fra risa, scherzi, dispute e discussioni su temi quali le convenzioni sociali, il valore del matrimonio e le illusioni dell’amore.

Lo stile amatoriale delle riprese conferisce un tono nostalgico alle immagini, come fossero state sbiadite dal tempo e divenute ormai solo un ricordo malinconico di un passato trascorso che non tornerà. Il racconto si tinge così di una sfumatura cupa antitetica al tema gaio della festa, che d’altronde non ci viene mostrata. La macchina da presa infatti accompagna il fratello Checco fino al momento che precede la cerimonia. Un taglio netto ci riporta al presente, dove ritroviamo Bianca, divenuta ormai ragazza, che ripercorre quegli stessi luoghi, vestita come per le nozze dello zio; ma una furiosa emozione la investe, spingendola a offendere e tormentare quello splendido paesaggio, carico di ricordi. L’ombra di un evento tragico avvolge così il film, non più nostalgica rievocazione del passato, bensì elaborazione psicologica e mentale del dolore, attraverso il mezzo cinematografico. Paola Salerno ci offre così un bel saggio personale della forza di questa arte come strumento catartico, in grado di aiutarci ad affrontare i traumi della vita.

20/03/2016, 18:48

Marco Cipollini