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Note di regia de "Il Figlio Sospeso"


Note di regia de
Tutto ciò che di naturale ha l’uomo è il suo bisogno di essere culturale (A. Gehlen, L’uomo nell’era della tecnica, 1984; Die Seele im technischen Zeitalter, Hamburg 1957 ). Quindi l’amore è culturale, e ad amare si impara.
E’ a questa riflessione, del noto antropologo tedesco, che mi sono ispirato per affrontare, nella mia opera seconda, un argomento di forte attualità: l’utero in affitto.
Una tematica così complessa e a volte contraddittoria del nostro tempo che più che unire spesso divide. Ma, soprattutto, un “fenomeno”, oggi, in larga diffusione, i cui effetti e le ricadute sono ancora ignoti sia nel mondo scientifico della sociologia che della psicologia. Da un punto di vista della narrazione cinematografica, mi sono ispirato, invece, a due scuole di pensiero che hanno lasciato il segno nella Storia del Cinema: mi riferisco allo sguardo essenziale di Rossellini, e alla giovialità di Truffaut.
Nell’opera "Il Figlio Sospeso", non si prende una posizione di carattere etico, ma si vuole trasmettere l’effetto di sospensione che il protagonista, Lauro, vive sulla sua pelle nel conflitto interiore tra l’universo culturale e quello naturale. Figlio di una maternità surrogata, scopre la verità sulla sua origine nella tarda giovinezza, evento questo che, se da un lato lo ferisce profondamente e indelebilmente, dall’altro gli restituisce un’identità autentica che lo rende libero e maturo in grado di affrontare le difficoltà della vita. La drammaticità e problematicità legata alla verità lo lascerà, comunque, per sempre sospeso in un interrogativo cui è difficile dare una risposta.

Egidio Termine