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Note di regia de "La città senza notte"


Note di regia de
“La Città senza Notte” è il mio primo lungometraggio. E’ un film sulla ricerca della bellezza in un mondo che si presenta sempre più minacciato e devastato da pericoli e catastrofi. La bellezza di Mariko, diventa metafora del fiore di ciliegio, che in Giappone rappresenta la natura effimera e transitoria della vita. Non fa in tempo a sbocciare che già il vento la fa volare via in luoghi sconosciuti. Così Mariko, splendente di bellezza ad ogni contatto con la realtà s’inabissa nelle paure appassendo, staccandosi dal ramo vitale che le offre Salvatore per aiutarla a trovare stabilità. Lui si pone inizialmente a Mariko come nel vero senso della tradizione hanami (ammirare i fiori) con una punta di tristezza e commozione, assecondando ogni suo desiderio. Le musiche del film sono state composte dalla band italo-­‐inglese dei Berserk!, il cui album di debutto (edito dalla Rarenoise Records di Londra, co-­‐produttrice del film) è stato classificato da importanti opinion leader e giornalisti del settore jazzistico di tutto il mondo tra i 10 migliori dischi del 2013.

Questa originale collaborazione offre così l’opportunità di presentare il film non solo attraverso i canali tradizionali della proiezione in sala, ma anche nella forma più originale della proiezione/performance. I Berserk! infatti propongono uno spettacolo di sonorizzazione dal vivo, risuonando le musiche in sincronia con il film, dando luogo ad uno spettacolo tra cinema e musica, in cui le immagini si intrecciano con sonorità strutturate e improvvisate e i dialoghi tra i personaggi. Da qualche anno mi sono appassionata alla cultura giapponese, ancor di più da quando la nube radioattiva di Fukushima ha raggiunto anche l’Europa oscurando per un attimo anche il cielo italiano. La sensazione che quella nube mi stesse penetrando invisibilmente, così come ha fatto con una potenza infinitamente superiore in Giappone con persone, animali e piante, mi è durata per giorni e giorni. Possibile che non si possa più tornare indietro? Da lì una serie di riflessioni e coincidenze mi hanno portato ad incontrare molte persone che avevano la mia stessa sensazione e non volevano rimanere impassibili di fronte al disastro nucleare. “Sakura-­‐Tribute to Japan” è stato il mio primo breve film dedicato a Fukushima, dove i gesti della danza sacra di Teatro Noh della maestra Monique Arnaud tentano una riconnessione con la natura.

L’esplorazione sul tema ha prodotto altri brevi film per sfociare in questo lungometraggio e incarnare la storia di una fragile donna giapponese che vive nell’ossessione dell’invisibile. Il breve racconto “La pace di chi ha sete e sta per bere” di Francesca Scotti (giovane scrittrice italiana che vive in Giappone) mi ha fatto intravedere l’affascinante possibilità di immedesimarmi nel personaggio di Mariko, tanto vulnerabile da portare ancora dentro di sè quella nube radioattiva che di giorno in giorno si espande contagiando chi la circonda, proprio come avviene nel processo dell’accumulo biologico. L’attrice Maya Murofushi vive a pochi chilometri da Fukushima e il rifiuto del cibo e del sonno sono fantasmi che ha visto muoversi intorno a molte ragazze e persone dopo il disastro. Questo è stato un punto di partenza molto vivo per creare una relazione alquanto complessa con il personaggio del fidanzato (interpretato da Giovanni Calcagno) con il quale ha trovato un’intesa recitativa molto intensa non basata solo sulla parola. A parlare nel film sono soprattutto i luoghi, il letto, il cibo, gli annunci di una stazione deserta, le ambulanze di una città vuota, gli allarmi di una probabile centrale nucleare. Ma su tutto, il film parla attraverso la musica, pronta ad assorbire lo spazio delle parole attraverso la sua composizione.

Alessandra Pescetta