FilmdiPeso - Short Film Festival

SEEYOUSOUND 1 - I cortometraggi di 7 Inch, terza sessione


SEEYOUSOUND 1 - I cortometraggi di 7 Inch, terza sessione
Alan Vega
Ultimo blocco di cortometraggi della sezione 7 Inch al festival torinese SeeYouSound.

Michele magro magro, riccissimo e ha una passione: il moonwalk (passo di danza tipico di Michael Jackson). Da questo spunto Giuseppe Marco Albano tira fuori dal cilindro Thriller, un corto colorato e ritmato stile pop che ha conquistato (la notizia di pochi giorni fa) la giuria dei David di Donatello vincendo il primo premio.
Se lispirazione leggera il contesto problematico, tanto quanto pu esserlo la citt di Taranto con le sue due facce: mare-luce-sole-pesce e lIlva. Talmente problematico che rischia di schiacciare il sogno di un ragazzino.
In Thriller la faccia positiva ha i volti del passato (rimpianto) e del futuro (desiderato), mentre nel presente si parla solo di inquinamento e licenziamenti. E di danza: Michele il lato buono di Taranto; e danza: a casa, in classe, per strada; non ha bisogno di musica perch ne ha piena la testa. Vorrebbe stare al centro di qualcosa, e cercando i pi scontati riflettori di un palcoscenico, trova una scena molto pi importante su cui apparire. E nel calcarla si trasfigura, regalandoci la scena zombie finale.

Non si pu terminare la visione di The Integrity Of Bruno Wizard senza provare una stupita ammirazione per la folle, inconsueta integrit, che ha portato il suo protagonista, negli anni 80, a prendere premeditatamente la decisione che ha deviato la sua carriera.
Mentre formazioni come i Sex Pistols o The Clash firmavano per le grandi major, i The Rejects, gruppo di Wizard, trovano un scamotage per preservare la loro integrit da ci che ritenevano una pericolosa contaminazione e cambiano nome, scegliendone uno che garantisse loro il totale e perenne disinteresse del mercato. Nascono cos gli Homosexuals, gruppo amato e ammirato nellambiente musicale, ma quasi sconosciuto al grande pubblico.
Wizard: Non avrei voluto vivere con me stesso se avessi ingannato unintera generazione come la mia generazione (n.d.r. anni 60) stata ingannata. Pi chiaro di cos.
Il documentario di 2 proietta lo sguardo indagatore (giudicante?) di Bruno Wizard che in un ravvicinato primo piano ci guarda negli occhi raccontandoci quel breve ma fatidico passaggio della sua vita, tra immagini che riportano alla sua storia e altre girate di recente per un concerto al London Punk Club. Perch Bruno Wizard, con la sua etica immutata, ancora in attivit.

Documentario classico con unaura vintage (grazie alluso del Super-8) Revolutionary Rockers cattura immagini per strada e raccoglie dichiarazioni sul campo, come pu fare un reportage in presa diretta. Il contesto il Festival Notting Hill Carnival, storica manifestazione di piazza che nasce nel mondo degli immigrati caraibici che, gi negli anni ottanta, sentono lesigenza di evocare le loro origini.
Si suona reggae (roots reggae e dub) ma soprattutto si parla di societ, di valori, di religione. S, perch i Sound System, di cui vengono intervistati alcuni esponenti, parlano di accoglienza nella diversit e di condivisione, di orgoglio nero e di tolleranza; sono esponenti di un genere nato nei ghetti giamaicani dove, ribellandosi al degrado, trovano il modo per diffondere festa e divertimento. La loro una musica ribelle, ma attraversato loceano, trattiene listanza pi universale del loro messaggio: spiritualit, pace e armonia, che, condivise da tutti, avvicinano il genere ad un pubblico sempre pi multietnico.

Cosa resta di Alan Vega, artista visionario e pioniere dellelettro-rock minimalista, oltrech vocalist e compositore del duo punk/post punk Suicide (1970/80)? La regista Marie Losier, nota per i suoi film-ritratto su registi, musicisti e compositori, con Alan Vega: Just A Million Dreams si avvicina al quotidiano della star Alan Vega con delicatezza lasciando spazio ad ogni eccentricit, mania, vezzo, gesto darte.
Su una colonna sonora tutta naturalmente made in Suicide, lartista punk/rock da un lato gioca alla primadonna con la telecamera, svelando un forte senso dellapparire (lunghi primi piani distorti o zoomati attraverso una lente) e dallaltro ci accoglie in famiglia tra divano e strumenti musicali. Ma il settantacinquenne con il gusto della ribellione si mette in movimento anche con la moglie Liz Lamere e il figlio Dante (adolescente lanciato sulle orme del padre), posando per sequenze che sembrano un videoclip, e partecipando ultime scene del film ad un concerto live di tutta la famiglia.

C un album che generalmente considerato una pietra miliare dellhardcore punk americano, ed Zen Arcade degli Hsker D, concept-album che sperimenta in diverse direzioni. Maria Teresa Soldani video maker, compositrice e musicista lo incontra, lo assorbe, lo rielabora e ce lo ripropone in una versione visiva che tenta di seguirne lidea narrativa e le varie fonti ispiratrici. Prende allora la videocamera e, tra Minneapolis e il Minnesota, cerca atmosfere, scorci, suggestioni soprattutto urbane che possano visualizzare la musica degli Hsker D. Nasce cos Broken Home, Broken Heart; e se Zen Arcade tratta dell'alienazione adolescenziale raccontata dal punto di vista di un giovane qualsiasi, la Soldani nella sua versione cinematografica sublima questa alienazione in visione, trovando la perfetta sintonia con ambienti notturni e/o solitari.
Quasi privo di parole, il corto si chiude con lannuncio che il 1 luglio 2011 il governatore del Minnesota ha dichiarato il fallimento dello Stato e questo, commenta in breve la Soldani, porter a un nuovo inizio.
Un inizio dopo aver toccato il fondo, un inizio dopo Zen Arcade, un inizio dopo Broken Home, Broken Heart.

C molto di meritevole in Nodas. Launeddas in tempus de crisi (Le launeddas al tempo della crisi). Partiamo da quello strumento dal suono nasale ma lieve che sono appunto le launeddas: che scoperta! Ad ascoltarlo ti si riempie la testa di vita agreste, di cielo, ma anche di colonne altissime e strette di mano vigorose. E con Nodas impariamo a conoscerlo, a intravederne le origini, la costruzione, ma soprattutto sentiamo le voci dei giovani musicisti che lo suonano per passione, sperando di farne una professione. la generazione che lha riscoperto dopo anni in cui ha rischiato di scomparire, e lo suona con una perizia e una professionalit che strappano ammirazione. Sono cinque talenti che ci raccontano i loro percorsi, il loro rapporto con lo strumento, e i progetti che sognano di realizzare (tra tante esecuzioni tradizionali c chi immagina un repertorio nuovo e contemporaneo per le amate launeddas, e ne sentiamo un esempio). Li vediamo provare insieme, dissertare sullinterpretazione, fare lezione e suonare solitari in cima ai picchi o in gruppo alla testa di lunghe processioni di paese.
Ma Nodas non solo una finestra sul senso di ancestralit che pu trasmettere uno strumento che ha circa 3000 anni, n solo la dedizione di cinque ragazzi per questo strumento; tra le righe (ma anche grazie ad alcune interviste) trapela la condizione di unintera generazione, alle prese con una scuola che non sente corrispondere alle proprie esigenze e un mondo del lavoro che non sa accoglierla. Forse tutto ci specchio dellintera Sardegna. Forse tutto ci specchio della nostra societ.

17/05/2015, 18:00

Sara Galignano