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Cinema Aquila


Giovanni Cioni racconta la difficile vita ed umanit del sonderkommando Silvano Lippi.



Silvano Lippi in "Dal Ritorno"
Caro Silvano, quando ci siamo incontrati, una sera di dicembre, mi hai chiesto di accompagnarti. Volevi tornare laggi, nel luogo da cui sei sopravvissuto. Io sono sempre laggi, mi dicevi. In vita, solo, nellincredulit dellesistenza. Abbiamo iniziato il viaggio. Sei dovuto sopravvivvere di nuovo: questo lincipit dellultimo film realizzato da Giovanni Cioni, presentato in anteprima mondiale alla 37esima edizione del Cinma du Rel.

Dal Ritorno non documenta la testimonianza di Silvano Lippi, soldato italiano fatto prigioniero in Grecia nel 43 e deportato a Mauthausen, dove gli fu affidato il compito di rimuovere cadaveri dalle camere a gas per portarli nei forni crematori. Dal Ritorno ci mostra la dimensione umana e sofferta di Silvano, che per oltre settantanni ha dovuto convivere col tremendo ricordo di quel passato indelebile, in una continua lotta di sopravvivenza per non soccombere a quelle memorie, in un incessante ritorno in quei luoghi dove si era consumata la sua tragedia, un ripetersi ossessivo che solo in piccola parte trova la sua catarsi nellatto stesso della narrazione, frustrato tuttavia dallincredulit dei suoi cari e dal suo senso di solitudine, impossibilitato a condividere questo fardello con coloro che da quel luogo non sono mai tornati.

Il racconto degli orrori vissuti il viaggio di deportazione, le torture subite, il lavoro svolto nelle camere a gas e nei forni crematori, le conseguenze della malnutrizione viene riformulato a pi riprese, sempre identico e in ordine sparso, ripresentando quei fantasmi di un passato che non smette di tormentare il presente, come un cerchio o una prigione senza via di fuga. I primi piani del volto dellanziano finemente montati con le immagini del viaggio verso Mauthausen e con un filmino amatoriale realizzato da Silvano nel dopoguerra in occasione di una sua vacanza in Grecia (luogo simbolo dellinizio del suo personale calvario), accompagnano queste parole con una forza evocativa intensa ed emozionante.

Ci che ancora una volta caratterizza lopera di Giovanni Cioni il suo singolare e anticonvenzionale senso estetico e narrativo, scaturito da una rara capacit di ascolto e osservazione che, ponendolo in un rapporto privilegiato col soggetto ritratto, lo porta aldil degli stilemi e canoni abituali, donando forte slancio e intenso pathos al film.

23/03/2015, 19:56

Marco Cipollini

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