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Note di regia del documentario "I Talk Otherwise"


Note di regia del documentario
"I Talk Otherwise" vuole essere un’istantanea del Novecento, un film che tra i vari intenti si propone di rivisitare in chiave allegorica le mutazioni sociali, le attitudini antropologiche e le radici morali della vecchia e nuova Europa, per disegnare la crisi della società moderna. Il corso del Danubio è scia metaforica di un viaggio nella modernità, che ci abbandona ad un Mar Nero e nebbioso, un primordiale deserto d’acqua dove sgorgano gli orizzonti dell’uomo contemporaneo.
Il titolo stesso è un’allusione precisa al fatto che il fiume trova un “modo-altro” per parlare, all’allegoria in senso etimologico: non con parole, ma attraverso il suo sguardo, unico specchio di culture, lingue e visioni differenti. La presenza del fiume s’insinua mediante una vera e propria funzione di occhio-spia, una visione soggettiva che nasce in Occidente e man mano scopre l’Oriente amalgamandosi ad esso in un corpo a corpo con le nostre identità.
L’occhio del fiume è stato ricreato mediante soluzioni registiche e tecniche visive che hanno permesso di variare spesso il timbro della rappresentazione. Le sequenze di viaggio “in soggettiva” appartengono ogni volta a un mezzo di locomozione differente, finché imbarcandoci su un battello diveniamo silenziosi osservatori, fondendo il nostro sguardo con quello del Danubio.
Essenziale anche la raffigurazione del cambio stagionale: si parte dalla sorgente in estate per giungere sul Mar Nero alle porte dell’inverno, carpendo l’incanto delle variazioni climatico-ambientali. I tramonti estivi, la nebbiolina autunnale, la migrazione degli uccelli e la caduta delle foglie svolgono un ruolo fondamentale nell’interazione con pensieri, visioni e atti dei personaggi.
L’acqua, con le sue derivazioni o mutazioni, morfologiche e fisiognomiche, è l’elemento portante. Un mezzo di locomozione latente che dà vigore a spostamenti di uomini, moto, auto, bus, treni, aerei, cavalli, mongolfiere, navi, pesci. Un agente rivitalizzante per un’eterogeneità di linguaggi, forze, contesti, età.
Il Danubio è ingannevole: si nasconde dentro le nuvole, dietro una montagna, accanto a un mezzo di locomozione, nelle parole di qualcuno. Nonostante tutto prima o poi si manifesta, con l’incombenza e l’indifferenza di chi, con grande arguzia, riesce a intravedere il suo destino già segnato: un gran mare d’acqua.

Cristian Cappucci