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Note di regia di "Ti ricordi di me?"


Note di regia di
Il secondo album è quello più difficile nella vita di un artista, ricordate Caparezza? Ecco.
Quando Marco Belardi mi ha telefonato per offrirmi questo film, non sapevo cosa fare. Da una parte volevo che il mio secondo film fosse una mia idea, scritta da me, dall’altra, oltre a lusingarmi, mi affascinava la possibilità di mettermi alla prova sulla sceneggiatura di qualcun altro. Le scelte che ho cercato di fare anche come attore, sono sempre state improntate alla necessità di mettermi in discussione, di sperimentarmi, spingermi in luoghi che mi avrebbero costretto ad un’evoluzione e, per fortuna, ho deciso di fare la stessa cosa anche come regista. Ho imparato tanto con questo secondo film, forse più che con il primo. Non so se ho un metodo, ancora non l’ho capito. Affronto il lavoro di “pancia”, immagino le scene e cerco di metterle in scena così come le penso. Interpreto il film con lo stesso approccio che ho quando interpreto un personaggio. Faccio delle scelte, mi interessano le emozioni, il piccolo piuttosto che il grande. Ma quando fai l’attore devi rendere conto ad un regista. Qui il regista sono io. Mi sento più libero.
Nei miei desideri questo film, oltre che avere l'obiettivo di intrattenere e divertire con grazia e ironia, vuole essere un viaggio nei sentimenti e nell'umanità di due extraterrestri, o almeno questo possono sembrare Bea e Robi a chi è poco avvezzo a gestire emozioni in un'epoca, la nostra, in cui ci siamo troppo abituati alla difesa e alla paura. Tendiamo a vivere nascosti, mi pare, nel timore di mostrarci deboli, costretti alla battaglia quotidiana per una vita dignitosa. Allora forse una commedia dei sentimenti può farci del bene.
Il tempo e la memoria per come la vedo io, sono gli altri protagonisti del film. Complici e nemici allo stesso tempo, mischiano le carte in continuazione, abbracciano i nostri curiosi personaggi, che senza saperlo hanno iniziato a conoscersi fin da piccoli. Regalano ai nostri protagonisti gli strumenti per riconoscersi. Quello che poteva sembrare negativo, come le piccole tare e manie dei due, fino alle improvvise amnesie di Bea, diventano la chiave per scoprirsi unici, in uno sguardo pulito.
È una favola moderna in cui avere voglia di vivere, con tanto di Principessa, Principe, Mangiafuoco e Fata turchina un po' atipici. Un mondo che sarebbe bello esistesse.

Rolando Ravello