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VENEZIA 70 - La strada buia per la felicità


L'Arte della Felicità di Alessandro Rak apre la Settimana della Critica con qualche dubbio. Un film d'animazione con molte parole e troppa poca azione


VENEZIA 70 - La strada buia per la felicità
Sergio, il tassista protagonista di "L'arte della Felicità"
La Settimana Internazionale della Critica ha aperto quest'anno con un film italiano: L'Arte della felicità di Alessandro Rak. E proprio dal discorso introduttivo del coordinatore della sezione, Francesco Di Pace, cominciano a sorgere i dubbi sulla reale qualità del film. Di Pace ci tiene a sottolineare al numeroso pubblico della Sala Darsena che questo film italiano d'animazione è "una scommessa... vinta". Doverlo sottolineare prima della proiezione appare un giudizio non richiesto che dimostra una non completa sicurezza del prodotto.

Il film di animazione di Rak, narra le vicende di un musicista che separato dal fratello che si è trasferito in Nepal, lascia la musica e si mette alla giuda del taxi dello zio. Le vie di Napoli sono il palcoscenico dove incontrare gli attori del film, ma anche quella retorica partenopea che, senza ironia, finisce per essere insopportabilmente noiosa.

I personaggi non fanno altro che parlare, senza alternare però argomenti seri e temi di tutti i giorni; ogni parola, ogni frase, ogni tematica è assolutamente illuminata e profonda, insopportabilmente noiosa.

Il tassista, i passeggeri, i parenti non parlano, pontificano; provano ad illuminarci il cammino con l'unico difetto di trattare tutto senza leggerezza, in un'atmosfera da apocalisse che non aiuta a riconoscere e imboccare la strada della felicità, ma solo a rimestare in un paiolo di luoghi comuni che non portano da nessuna parte.

29/08/2013, 21:04

Stefano Amadio