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Note di regia della docu-fiction "Il Canto delle Sirene"


Note di regia della docu-fiction
Il focus narrativo del docufilm ha come oggetto gli uditori di voce. Persone che, secondo il sistema nazionale sanitario, vengono classificate come schizofreniche. Le uniche cure previste dal Sistema Sanitario Nazionale sono quelle legate agli psicofarmaci. Terapie farmacologiche invadenti che modificano la sfera emotiva dell’individuo. L’idea di raccontare questo argomento parte dal fatto che Donato Robustella ha un esperienza di oltre dieci anni presso strutture che si occupano di riabilitare pazienti psichiatrici ( i cosiddetti “matti”). Spesso queste persone sono semplicemente disadattate e a volte per curarle basterebbe che tra curante e paziente s’instaurasse una buona relazione d’ascolto.
Partecipando a uno dei convegni organizzati dalla Rete Nazionale degli uditori di voce, emerge proprio questo, che spesso chi ha allucinazioni uditive o visive può, sostenuto adeguatamente, vivere i due mondi paralleli senza subire cure invadenti.
Il canto delle sirene racconta, attraverso esperienze diverse di vita, come l’uditore di voce possa ricostruire una nuova impalcatura esistenziale.
Personalmente, non mi bastava fare un prodotto tipicamente documentaristico, ma avevo l’idea di creare un connubio con un percorso di finzione, prettamente cinematografico, per dare la possibilità ad un pubblico diverso dal sanitario, di avere un biglietto di ingresso e di uscita da un mondo surreale ed inimmaginabile, fatto di oscurità e voci, di giudizio ed accoglienza senza però illudere nessuno ma con la sola voglia e consapevolezza di offrire uno sguardo diverso a chi è abituato ad etichettare senza avere conoscenze ed informazioni.
Con la produzione si è deciso di affrontare un viaggio a Bradford, perché questo tipo di esperienza, chiamata “Recovery”, parte proprio da lì ed era giusto ascoltare un’esperienza diversa e profonda come quella di Ron Coleman o Rufus May. Il movimento Intervoice ha creato così rumore da rimettere in discussione le modalità di cura dell’uditore di voce, tant’è vero che quest’anno a Maggio del 2013, con l’uscita del nuovo DSM V, bibbia scientifica della psichiatria mondiale, l’allucinazione uditiva e visiva non sarà più classificata come sintomo di primo rango per diagnosticare una patologia schizofrenica.

Donato Robustella