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Festival Roma - COSIMO E NICOLE, prospettive italiane


Francesco Amato dirige Riccardo Scamarcio in un film sull'attualità. L'amore tra due giovani e le difficoltà del mondo del lavoro, per italiani e stranieri


Festival Roma - COSIMO E NICOLE, prospettive italiane
Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot "Cosimo e Nicole"
Lui è italiano, lei francese, e sono travolti da un amore passionale che finirebbe per stancare lo spettatore se un drammatico incidente non rischiasse di incrinare il loro rapporto.
E sono Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot i protagonisti del film di Francesco Amato, "Cosimo e Nicole", prodotto da Cattleya e Rai Cinema, in Concorso alle Prospettive Italia del Festival di Roma.

“Tutto è nato dal desiderio di raccontare la generazione a cui appartengo. Sono andato alla ricerca di due ragazzi che si amassero davvero, con la libertà di chi non ha niente da perdere, senza prudenza, senza paura, solo passione" dice il regista. Cupido scocca la sua freccia tra una manganellata e l'altra durante gli scontri del G8 di Genova, da qual momento i due giovani non si lasceranno più. “Volevo raccontare la mia generazione, segnata in maniera profonda da quegli episodi” prosegue in conferenza stampa.

E via, un viaggio in giro per l'Europa di chi si sente parte di una generazione poco convenzionale, cresciuta con il mantra kerouachiano on the road, per poi tornare a Genova e lavorare per Paolo Sassanelli, che organizza concerti.
Ma quando durante l’allestimento di un palco per un concerto rock, Cosimo vede cadere Alioune, un suo collega senza contratto, e non avrà il coraggio andare dalla polizia, il film diventa un espediente per narrare e denunciare temi delicati come quelli dell’immigrazione clandestina e delle morti bianche.
“Quando abbiamo iniziato a scrivere ancora non c’erano state le disgrazie dei concerti di Madonna, Radiohead o Jovanotti – spiega il regista - piuttosto ci aveva colpito un fatto di cronaca avvenuto nel bergamasco, dove un marocchino caduto da un tetto era stato abbandonato dal datore di lavoro, creduto morto, finché, quando si è ripreso, non è stato contattato col tentativo di comprare il suo silenzio”.

Ma è proprio qui che si apre qualche falla nella sceneggiatura che conduce il regista verso forzature narrative a volte poco logiche, compensate solo in parte dal meglio del meglio del rock italiano, dagli Afterhours, ai Verdena, dai Marlene Kuntz ai Bud Spencer Blues Explosion.
Una regia ben calibrata per una storia universale e complessivamente godibile a dimostrazione che l'amore può davvero salvare tutto.

17/11/2012, 10:53