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MUNNIZZA - Una lotta di resistenza in forma di immagini


Il corto del salertinano Licio Esposito e dell'illustratrice Marta Dal Prato è l'ultimo omaggio in memoria di Peppino Impastato


MUNNIZZA - Una lotta di resistenza in forma di immagini
E’ Andrea Satta, la voce della band dei Tetes de bois che di recente abbiamo visto nel film “Passannante” di Sergio Colabona, a svelare che il cortometraggio “Munnizza”, dedicato alla memoria di Peppino Impastato e della madre Felicia, è nato proprio a Cinisi “da una frase infelice ascoltata alle nostre spalle”.

Da quella scortesia (se così vogliamo definirla) il filmaker salernitano Licio Esposito e la grafica mantovana Marta Dal Prato (che già da tempo lavorano coi Tetes de bois) hanno confezionato un piccolo gioiello di figure illustrate in movimento per un gesto di riconoscimento alla resistenza civile di Peppino Impastato, che nel maggio di trentaquattro anni fa veniva brutalmente assassinato dalla mafia. La sua voce-contro rivive nei colori e negli svolazzi delle illustrazioni di Esposito-Dal Prato, i quali rendono ben distinguibili schegge della breve vita del giornalista siciliano, in particolare i momenti dell’assassinio, della notte in cui venne rapito dai suoi sicari e fatto saltare con tritolo sul binario della ferrovia Palermo Trapani per infondere la pista (falsa) di un attentato terroristico. Nella frammentazione dei registri in cui si articola il corto, che inizia con un dialogo sulla morte tratto dal film-capolavoro di Ingmar Bergman “Il settimo sigillo”, si può ascoltare anche la voce dello stesso Peppino e dei suoi compagni Salvo Vitale e Faro Di Maggio. Quando dalle frequenze libere (e barricaderos) di Radio Aut di Terrasini attaccavano senza timore e con sprezzante satira l’impero di “mafiopoli” del sindaco di Cinisi Gero Di Stefano e del boss Tano Badalamenti, quest’ultimo solo nel 2002 è stato riconosciuto da una sentenza di tribunale mandante dell’omicidio Impastato.

Ma i diciassette minuti di “Munnizza” si lasciano penetrare nel margine da quella poesia di Peppino in cui si aggruma, oltre alla voglia di un nuovo mondo, di una Sicilia libera nella legalità, lo stato d’animo di una personalità spesso in tormenta e “con occhi fissi nell’abisso”.
“I miei occhi/ giacciono in fondo al mare/ nel cuore delle alghe dei coralli…” sono versi che nel corto vengono riscritti in riva ad una spiaggia mentre il sopraggiungere dell’onda del mare li cancella quasi a voler rimarcare della parola scritta fragilità e sfuggevolezza. La voce recitante (Andrea Satta) chiude il film nell’amara ammissione di come dopo trent’anni e passa dalla morte di Peppino interessi privati, mafia e malapolitica “hanno ancora la meglio”. Ma si può guardare senz’altro oltre questa chiusa. E’ vero che la realtà attuale è quella che è, ma ha ragione Giovanni Impastato quando da anni ci ricorda che “nonostante tutto la memoria di mio fratello ha vinto e la nostra resistenza nel suo nome non è finita”.
Appunto, “Munnizza” è un atto in forma di immagini dentro una lotta di resistenza. Che non vuol dichiararsi perduta.

16/05/2012, 11:00

Mimmo Mastrangelo

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