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MORANDO MORANDINI - Da non perdere "Il Primo Uomo" e "Diaz"


Una lode a Gianni Amelio per aver scritto e diretto con amore e umiltà un film che ha molte coincidenze tra la storia di Camus in Algeria e quella del regista in Calabria. Diverse riserve nei confronti dell'ultimo lavoro di Daniele Vicari, dalla costruzione narrativa all'omissione di importanti informazioni su chi era al Governo nel 2001 mentre accadevano i fatti di Genova. Una pellicola che definisce in ogni caso "necessaria e coraggiosa".


MORANDO MORANDINI - Da non perdere "Il Primo Uomo" e "Diaz"
Più di vent'anni dividono Gianni Amelio e Daniele Vicari.
Amelio è un maestro del cinema italiano che per la prima volta ci obbliga a citare come miglior film nazionale del mese, un film franco-algerino - "Le premier homme/ Il primo uomo" - che di italiano ha soltanto una compartecipazione produttiva, tratto da un romanzo postumo e incompiuto di Albert Camus, largamente autobiografico.
"Diciamo - ha scritto - che è stato incoraggiante raccontare la propria autobiografia seguendo quella di un altro".
C'è qualcosa di speciale in questa compenetrazione tra letteratura e cinema.

Girato in Algeria, l'ha scritto e diretto con amore, rispetto e umiltà, perché ci ha trovato alcune coincidenze tra la storia di Camus bambino e adulto in Algeria e la propria in Calabria.
Non è un adesione soltanto emotiva: è anche etica, storica, politica.
E tra gli interpreti c'è l'italiana Maya Sansa che col passare degli anni diventa sempre più brava e più bella.

Anche "Diaz" è un film italo-francese, ambientato a Genova nel luglio 2001, ma paradossalmente girato in gran parte a Bucarest e dintorni. Costato 7-8 milioni di euro, distribuito per ora in Italia in 240 copie.
Tra i 300.000 dimostranti - in diminuzione, per la paura, col passare dei giorni - diverse centinaia di stranieri (con molti "black bloc" che hanno messo a soqquadro la città) con migliaia di obiettivi hanno fotografato o filmato con quale accanimento sadico, e con quanti lacrimogeni, hanno colpito per le strade il corteo dei dimostranti.

Almeno due le riserve principali: la costruzione narrativa e le lacune.
Invece di seguire l'ordine cronologico di una narrazione che concentra buona parte della durata in due giorni, 20 e 21 luglio, il montaggio va avanti e indietro nel tempo senza plausibili ragioni narrative ed espressive.
Lungo l'elenco delle lacune. Non si dice che in quel luglio 2001 c'era un governo di destra, presieduto da Silvio Berlusconi.
Nei titoli di coda non si citano i nomi dei politici che, condannati per gravi reati, nel frattempo hanno ancor oggi ruoli di primo piano nelle forze dell'ordine. Non si spiega la funzione del Genoa Social Forum o la si deforma. Assente una spiegazione sui motivi che indussero 300.000 persone a radunarsi a Genova.
Il che, ovviamente, non toglie che "Diaz" sia un film necessario e coraggioso, come in tanti hanno scritto o detto su un evento che fu, secondo Amnesty International "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale ".

28/04/2012, 13:52

Morando Morandini

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