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MATERNITY BLUES - Le conseguenze dell'essere madre


Il film di Fabrizio Cattani arriva in sala dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia 2011 in Controcampo Italiano, dove ha ottenuto una menzione speciale. Racconta le vicende di quattro madri che rifiutano il loro ruolo, cercando di affermare la tesi che la maternit non sia un istinto innato. Al cinema da venerd 27 aprile, distribuito da Fandango.


MATERNITY BLUES - Le conseguenze dell'essere madre
Essere madre non era un ruolo che sentivo.
Bisogna partire da questa battuta pronunciata da una delle protagoniste del film per capire una pellicola come "Maternity Blues", tratta dalla (quasi) omonima opera teatrale di Grazia Verasani che, significativamente, aggiunge al titolo From Medea, richiamandos cos alla pi famosa delle infanticide.
Un lavoro, quello del regista Fabrizio Cattani, che tenta di indagare il concetto di maternit nelle sue molteplici sfaccettature, e che rifiuta con forza l'idea di istinto materno, di capacit innata e non appresa, perch da questo pregiudizio che assai spesso scaturisce il clima di solitudine ed emarginazione nel quale maturano delitti efferati e apparentemente incomprensibili come quelli compiuti dalle quattro donne del film.

Clara, Eloisa, Rina e Vincenza sono, per la societ, delle assassine, delle folli che, come tali, stanno scontando la loro pena presso un Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Cattani divide il suo sguardo fra la vita quotidiana nell'istituto di pena con la sua rassicurante routine e le difficolt di rivedere nelle altre recluse il riflesso della propria inadeguatezza come madri e come donne e i flashback di un passato che continua a tormentare le protagoniste, e che ritorna sotto forma di un inestirpabile senso di colpa.

A dispetto, per, delle premesse incoraggianti, "Maternity Blues" riesce a coinvolgere a tratti e solo in virt della tematica-tab che va a trattare, a fronte di un cast che regala senza eccezioni un'interpretazione piatta, monocorde, sulla scia di una sceneggiatura che lascia davvero poco spazio all'immaginazione.
Anche la regia di Cattani si attesta sul livello del buon prodotto televisivo, ma senza andare oltre, con la sua scelta di indugiare sugli attori con lunghissimi primi piani che tentano disperatamente di strappare un'emozione (una qualsiasi) dai loro volti, per lo pi inepressivi.

Peccato, perch il tema dell'infanticidio e del rifiuto della nostra societ nel tentare di comprenderne le ragioni meriterebbe pi attenzione e, un'operazione come quella di un film, avrebbe potuto dare senz'altro il giusto spazio a una problematica poco indagata dal cinema italiano.

24/04/2012, 11:30

Lucilla Chiodi

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