“No ai documentari a titolo gratuito in Rai”: lettera aperta ai media
dei Documentaristi Anonimi - Associazione Documentaristi Toscani, Doc/It
- Associazione Nazionale Documentaristi e Associazione 100 Autori
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No ai documentari a titolo gratuito in Rai". E’ l’allarme lanciato dai
Documentaristi Anonimi - Associazione Documentaristi Toscani,
Doc/It - Associazione nazionale Documentaristi e
Associazione 100 Autori.
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Appena un anno fa il TG1" - spiegano le associazioni nella lettera aperta ai media e alla RAI - "
con la sua redazione Speciali, annunciava pubblicamente la volontà di rilanciare il documentario italiano al fine di "ridare visibilità e prestigio a un genere che sa guardare alla realtà e ai grandi temi di attualità senza dover rinunciare per questo alla qualità e a un linguaggio più specificamente cinematografica"..
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Ci risulta, però, che lo Speciale TG1, in più di un'occasione, abbia chiesto (e a volte ottenuto) da produttori e autori italiani la messa in onda dei loro film a titolo gratuito, per non meglio precisate ristrettezze di budget. Cosa che nessun broadcaster pubblico europeo si sognerebbe mai di proporre".
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Noi non chiediamo" - spiegano le associazioni nella lettera - "
di verificare la gestione dei budget del TG1. A quello ha già pensato in tempi recenti la Corte dei Conti. Soprattutto non mettiamo in dubbio la buona volontà e la buona fede dei responsabili dello Speciale TG1. Scommettiamo sulla buona fede: è questo il punto sul quale vogliamo aprire la discussione".
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Il punto è che in perfetta buona fede si considera accettabile chiedere la gratuità dei contenuti. In buona fede si propone in compenso un "parterre di visibilità"... e in buona fede non ci si rende conto come questa offerta sia scorretta. Scorretta perché nega il valore di quello che si vuole mettere in onda e del lungo e faticoso lavoro che c'è dietro (qualcuno ha detto recentemente che in Italia la rivoluzione sarebbe di dare il giusto valore al lavoro ben fatto). Ed è innegabile che, anche se non alto, la Rai ottiene dal film documentario un ritorno di share e dunque di ricavi".
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In un paese che crede nel suo lavoro, la principale azienda culturale del paese dovrebbe essere, come nel resto d'Europa, il polo e il motore principale della produzione documentaristica indipendente. Perché in Italia questo non può accadere?".
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Siamo stati lieti comunque di apprendere" - spiega la lettera - "
che lo SpecialeTG1 avesse deciso di dedicare una programmazione al documentario e che in questo modo si aprisse una porta verso una platea considerevole di pubblico. Una porta ancora socchiusa ma che avrebbe potuto spalancarsi. Il pubblico avrebbe avuto finalmente la possibilità di scoprire la vitalità, la varietà e la ricchezza di un cinema che finora era stato esclusiva dei circuiti festivalieri e cosiddetti indipendenti".
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Del resto il contratto di servizio pubblico prevederebbe l'impegno della RAI a dedicare alla produzione documentaria il 4% del suo budget (dunque una cifra considerevole, in grado di stimolare la vitalità del cinema documentario, così come accade negli altri paesi europei). Ma evidentemente l'Italia non fa parte dell'Europa".
04/08/2011, 12:14