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Note di regia del documentario "Nun Me Movo"


Note di regia del documentario
La nostra intenzione di partenza era di immergerci nella routine di una coppia di donne anziane che vivono in solitudine e che, per ragioni legate all’età, hanno oramai smesso di cercare il confronto con gli “altri” e con l’esterno e che ridefiniscono ogni giorno la propria identità solo nella relazione obbligata di reciprocità. Lo scopo dietro questo approccio era di provare a filmare ciò che sarebbe accaduto se non fossimo stati là. Per ottenere tale risultato si è optato per una scelta visiva che propone sequenze lunghe e non molto spezzate, accompagnate da un montaggio semplice e poco articolato. E’ stata prediletta l’osservazione, escludendo così l’intervista narrativa, cercando di filmare Immacolata e Clementina mentre agivano nella loro vita quotidiana. In questo modo il materiale filmato è presentato nel modo più semplice possibile in quanto l’intenzione è di lasciare il pubblico libero di poter immaginare le varie connessioni, secondo un ideale metodologico che separa la raccolta oggettiva dei dati rispetto alla loro interpretazione. La scelta di focalizzare l’attenzione su piccoli momenti quotidiani, cercando di rendere fedelmente i suoni naturali, la struttura e la durata degli eventi, va proprio nella direzione di fornire allo spettatore, con sufficiente evidenza, la possibilità di entrare nella profondità di quello spazio angusto in cui abitualmente le due protagoniste vivono. Le immagini sono utilizzate puntando solo a sfruttare i codici del linguaggio cinematografico in modo che lo sguardo dello spettatore sia immerso in un contesto chiuso, che però sembra essere contemplato da lontano, senza voler intralciare lo spontaneo fluire delle giornate. In questo modo chi guarda dovrebbe assumere il ruolo di osservatore, testimone di eventi rivelatori piuttosto che illustrativi, poiché esplorano la sostanza prima della teoria. Sono ciò nondimeno accadimenti che provano quello che gli autori trovano significativo nella giornata tipo delle due donne. Più che di cinema d’osservazione, però si è avuto come riferimento un cinema di partecipazione che testimonia l'evento del film e che si fa forte di ciò che la maggior parte dei film cerca di nascondere. I due registi sono effettivamente entrati nel mondo delle due protagoniste, eppure hanno chiesto che le stesse imprimessero direttamente sul film la loro naturalezza. Immacolata e Clementina hanno avuto, sin da subito, accesso all’idea film, hanno contribuito fattivamente alle idee di sceneggiatura, hanno proposto possibili correzioni, aggiunte e illuminazioni che solo la loro risposta a quel materiale ha potuto produrre. Attraverso questo scambio il film ha cominciato a riflettere i modi in cui i suoi soggetti percepiscono il mondo. La ricchezza dei loro comportamenti e l’inclinazione spontanea a parlare della propria condizione, passata e presente, sono gli elementi che hanno poi permesso l’effettiva realizzazione del video. Quello che i due autori hanno cercato di fare è stato quello di mettersi a disposizione delle due protagoniste, raccogliere la loro testimonianza e con loro inventare un film.

Cristiano Regina e Sara Regina