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Adriano Zecca: "L'omaggio del FestiLav è un riconoscimento
della validità del mio lavoro"


Intervista al documentarista omaggiato dal festival con ben quattro suoi lavori.


Adriano Zecca:
Una retrospettiva dei tuoi lavori al FestiLav 2011: che effetto ti fa?
Adriano Zecca:
La decisione da parte degli organizzatori di voler presentare al FestiLav non uno ma quattro dei miei documentari, non solo per me è una grande soddisfazione ma anche un riconoscimento della validità e dell’interesse del mio lavoro che con convinzione porto avanti da ormai 40 anni.
Penso che gli organizzatori di questo Festival Cinematografico dei Lavoratori, credo unico in Italia, siano rimasti felicemente sorpresi nel trovarsi di fronte un autore che ha trattato e documentato questa problematica realtà.

I tuoi lavori sono sempre di grande qualità "sociale", scegli temi forti e impegnativi: cosa ti guida nella scelta degli argomenti da affrontare?
Adriano Zecca:
Effettivamente, le tematiche sociali hanno da sempre suscitato in me un grande interesse. Fin dall’inizio, nel lontano 1970, ho desiderato realizzare questo tipo di documentari nei paesi del sud del mondo. Convinto dell’importanza del documentario come strumento informativo, ho cercato di filmare aspetti e situazioni che potessero contribuire a far conoscere e comprendere certe complesse realtà, come per esempio quella del lavoro minorile.

Puoi dirci qualche parola su ognuno dei documentari scelti dal festival?
Adriano Zecca:
"Cuccioli di calce" e "Come polvere di fiume" fanno parte di una serie di 14 documentari sul lavoro minorile.
Il primo fa conoscere la storia di Piduguralla, un villaggio sperduto del Sud dell’India dove per ricavare calce i bambini sono costretti tutti i giorni a spaccare pietre a colpi di martello; il secondo narra la storia di un villaggio minerario in Bolivia, dove i bambini per aiutare le loro famiglie cercano nel fiume qualche pagliuzza d’oro.
"Vite spezzate", girato in Sierra Leone, racconta la drammatica storia di ex- bambini soldato: attraverso alcune testimonianze emerge la loro tragica esperienza di vittime e carnefici.
Infine "N’ata Scians", girato tra i ragazzi dei quartieri della zona orientale di Napoli. Ragazzi difficili che il progetto chance dei maestri di strada e in particolare l’educatore Genny cercano di recuperare tra mille difficoltà.

Puoi dirci due parole in più proprio su "N'ata scians", un lavoro diverso dagli altri in programma, molto più personale e diretto: come nasce l'idea? Come mai la scelta di uno stile così diverso?
Adriano Zecca:
"N’ata scians" è certamente un lavoro diverso dagli altri. Intanto è l’unico girato in Italia, e non è poco in 40 anni. Il lavoro nasce da una precisa richiesta di Flavia Scollica, la responsabile del programma "Geo e Geo", che non solo ha voluto che mi cimentassi in questa novità italiana, ma ha anche voluto che fossi io in prima persona e con la mia voce a commentare il filmato.

Su cosa stai lavorando in questo momento?-
Adriano Zecca:
Il mio prossimo impegno mi porterà ancora una volta in Bolivia, il paese dove proprio 40 anni fa ho iniziato la mia attività. Tornerò per girare un documentario sul lavoro di un medico bergamasco che da 25 anni si prodiga a curare la povera gente dell’altipiano andino.
E poi entrerò a filmare in un carcere femminile, dove molte donne scontano la pena insieme ai loro bambini che soffrono, in molti casi fin dalla nascita, la mancanza di libertà. .

06/05/2011, 16:21

Carlo Griseri