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"Questo Mondo è per Te": la storia del dicianovenne
Teo alle prese con i problemi del mondo


Il nuovo film di Francesco Falaschi, per quanto onesto e ben girato, non ha purtroppo la forza narrativa e drammaturgica per lasciare il segno sullo spettatore medio di oggi, disattento e capace di riempire i cinema solo per visionare la vuota commedia del momento senza minimamente preoccuparsi di ricordare che il cinema è quella cosa che narra temi autentici come quello narrato in “Questo mondo è per te”.


“Questo mondo è per te”, il terzo lungometraggio di Francesco Falaschi, arriva nelle sale, quasi 4 anni dopo l’uscita di "Last minute Marocco", l’opera seconda del regista grossetano.

Come sin troppi altri registi toscani, Francesco Falaschi ama ambientare il film che dirige nella sua terra natia, ed è purtroppo questo dato di fatto che qui pare sfavorirlo in partenza. Non solo infatti per i riconoscibilissimi accenti, ma anche per il ridondante utilizzo della voce off che continuamente arriva a coprire i dialoghi, la visione di “Questo mondo è per te” ricorda immediatamente quella di “Ovosodo” di Paolo Virzì, il meritevole e toccante film girato tredici anni fa a Livorno ed infatti premiato a Venezia.

Oltre all’effetto fotocopia, quello che non aiuta a non crearsi spiacevoli preconcetti (cosa che non si dovrebbe comunque mai fare!), è il fatto che, per quanto la cosa sia voluta, Falaschi non usa nemmeno lontanamente la stessa forza narrativa e soprattutto drammaturgica di Paolo Virzì o di altri suoi colleghi toscani e non che si cimentano con il tema, contesto interessante ma già visto e rivisto per quanto possa rivelarsi mai abbastanza abusato, della precarietà psicologica, affettiva ed esistenziale dei giovani di oggi.

Così, non spingendo per niente o quasi sulla drammaturgia della narrazione, non ci si affeziona mai veramente alla vicenda e soprattutto ai personaggi. Non è ulteriormente d’aiuto il fatto che la sceneggiatura non proponga niente di nuovo ma anzi punti sul minimalismo dei personaggi che altro non sono che ruoli ancora una volta già visti (il giovane belloccio nonché intelligente e volenteroso ma incompreso, la bella e dolce ragazza incontrata più o meno per caso, l’amico strano ma non troppo, il coetaneo stronzo e figlio di papà, il padre anomalo ma vissuto ed in fondo simpatico ed affettuoso, la madre fricchettona). Certo non bisognerebbe mai mettere troppa “carne al fuoco” (espressione quest’ultima che piace così tanto a certi critici cinematografici), ma Falaschi purtroppo ne mette davvero poca, e così anche il suo finale sul mare finisce per ricordare ancora magari proprio il Paolo Virzì di “La prima cosa bella”, sempre purtroppo senza la stessa capacità o voglia di colpire e di emozionare nel profondo, e se è per questo anche senza la stessa cura visiva di certe opere finanziariamente più fortunate, ma quest’ultimo perdonabilissimo dato di fatto solo per dovere di cronaca..

“Questo mondo è per te” è comunque onesto e tecnicamente ben girato anche per la scelta di perseguire un conveniente linguaggio canonico (totale, campo e controcampo e davvero poco più), gli attori sono bravi e ben diretti e non è certo l’indipendenza del film che lo penalizza; ci sarebbe voluto infatti, pardon per la ridondanza, molto più coraggio e soprattutto molta più rabbia in fase di sceneggiatura. Prima di tutto perché il contesto della precarietà esistenziale non sarà mai abbastanza abusato (sempre meglio narrare di un tema intelligente piuttosto che la solita commediola che non racconta di niente ma riempie i cinema anche se poco o niente a che fare con il cinema vero ed il pubblico neanche ha il pudore di accorgersene), e poi per il fatto appunto che la faccenda di incazzarsi, per quanto possa rivelarsi magari una cosa poco fertile se non inutile, in un certo senso si dovrebbe avere il coraggio di non smettere mai di avere la voglia ed il coraggio di perseguirla.

01/04/2011, 08:15

Giovanni Galletta