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"Bakroman": un intreccio di storie di vita di strada


Nell'era della videocrazia, in cui il bombardamento dell'immagine la fa da padrone e l'informazione scritta viaggia sulla rete ad una velocità incalcolabile, sembra che la “parola” abbia perso del tutto il suo valore, il suo potere. Ma in alcuni luoghi della terra, dove l'alta tecnologia non è ancora riuscita ad imporsi, la soluzione a numerosi problemi pare essere proprio quella. Gianluca e Massimiliano De Serio, autori di “Bakroman”, in concorso nella sezione “Italiana.Doc” del Torino Film Festival, ci portano a Ouagadougou, in Burkina Faso, per raccontare un intreccio di storie di vita di strada. C'è chi ha il padre in fin di vita ma non sa come tornare a casa, chi fa la prostituta e non ha soldi per crescere il figlio neonato e ancora chi viene regolarmente molestato da un vecchio sconosciuto e chi sniffa colla per soppesare l'assenza di cibo. Storie difficili, spesso taciute da chi le vive. Per questo è nato un sindacato, portato avanti da chi prima di tutto cerca di far parlare i propri fratelli in difficoltà per poi cercare di tendere una mano. Addentrandosi in modo indiscreto in quei villaggi, gli autori mettono in luce le varie sfaccettature dei “bakroman”, i “ragazzi di strada”, che se messi alla prova sanno dare dimostrazione di poter riuscire nelle loro ambizioni, diventando in breve tempo dei buoni aiuto meccanico o degli attenti sarti. Basta dare loro una possibilità.

30/11/2010, 13:30

Antonio Capellupo