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Note di produzione del documentario "Niente Paura"


Note di produzione del documentario
"Niente Paura" è sicuramente un documentario atipico: raccontare la società in cui viviamo attraverso un musicista italiano e il suo pubblico, e attraverso l’intervento di personaggi famosi, rappresentativi ognuno nel proprio ambito, è stato un lavoro affascinante ma molto complesso in termini produttivi.
Appena ho letto il progetto di Piergiorgio, ho capito immediatamente l’importanza di realizzare un film di questo tipo, un film che attraverso la coralità, attraverso le storie personali che assumono valore collettivo, parla del paese in cui viviamo e delle trasformazioni che ha vissuto negli ultimi decenni.
Abbiamo iniziato immediatamente a lavorare per coinvolgere i personaggi famosi presenti nel racconto, per far comprendere anche a loro la necessità di realizzare questo film e l’importanza del loro contributo, intrecciato alla storie di persone comuni, fans di Luciano Ligabue, che attraverso la sua musica riflettono sulla società in cui viviamo, su come siamo e su come eravamo.
A questo si è aggiunto un complesso lavoro di ricerca, perché le immagini di repertorio sono, insieme a Luciano Ligabue, alla sua musica e ai personaggi intervistati, vere protagoniste del racconto: Nadia Boriotti e Piergiorgio Gay sono riusciti, dopo aver visionato attentamente il materiale proveniente dalle diverse fonti, ad individuare quei contributi che, in maniera più efficace, potessero sostenere l’idea del documentario, segnando i momenti fondamentali della “vita” recente del nostro paese.
Infine, come spiega Piergiorgio, non è stata scelta, per la realizzazione di questo documentario, una strada antologica, non si è voluto raccontare le storie in  maniera diaristica: per fare ciò è stato fondamentale il lavoro di montaggio, frutto della perfetta collaborazione tra il regista e la montatrice Carlotta Cristiani che seguendo i racconti delle persone intervistate, le loro emozioni e la musica di Luciano Ligabue, sono riusciti a dare al documentario un’identità narrativa forte che, proprio grazie all’assenza di un percorso cronologico, riesce in maniera “prepotente” a far entrare lo spettatore, a coinvolgerlo emotivamente e a farlo riflettere.

Lionello Cerri