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Note di regia del film "Dopo Quella Notte" di Giovanni Galletta


Note di regia del film
La sceneggiatura di Dopo quella notte non ha molto di autobiografico, eppure credo che questo film e la sua narrazione abbiano tanto di me. Ognuno dei personaggi protagonisti infatti mi assomiglia per differenti lati della personalit e del carattere, ma il dato del lungometraggio nel quale pi mi si pu riconoscere lemotivit con cui ho cercato di raccontare questa storia.
Dopo quella notte in poche parole un film sul mistero e sul senso della vita, sullinesauribile ricerca della felicit. Nei miei mediometraggi, che erano tutti delle opere cinematografiche travestite da lungometraggi, ho portato allattenzione personaggi perlopi gi in partenza in distonia con il mondo, che vivevano quindi una profonda crisi esistenziale oltre ad una altrettanto rilevante insoddisfazione riguardo alla loro vita. Ho perseguito lo stesso tema narrativo in Dopo quella notte; qui per i personaggi entrano in crisi dopo un evento traumatico che cambia inesorabilmente la loro esistenza. Il film la storia del percorso di rinascita esistenziale che questi ragazzi, ed il prete che lo zio del loro amico che perde la vita, compiono, passando attraverso un buio ancora pi intenso rispetto a quello che vivono dopo la morte di Francesco, ricercando un tipo di solitudine perlopi totalizzante. Questi giovani si trovano a modificare la loro prospettive biologiche perch, avendo perlopi sempre basato tutto sulle vacue apparenze delle loro esistenze benestanti, capiscono improvvisamente di non aver mai compreso niente della vita vera e si trovano del tutto smarriti.
Oltre che unopera cinematografica sul disorientamento spirituale un film sulla perdizione quindi, e sullesigenza, che pi o meno tutti in certi momenti siamo portati a vivere, di buttarci via, e poi appunto sulla pericolosit di questa condizione biologica che tende ad essere praticamente imposta dalla societ alle persone che pi sono dotate di sensibilit. Uno dei problemi del presente credo appunto che sia che non esiste un vero nemico con cui andare a fare i conti.
La montagna nel film per ovvie ragioni limmagine della bellezza, e poi della magnifica grandiosit del mondo nel quale perdersi per poi ritrovarsi, dellincomprensibile infinito il cui fascino ci cattura da quando siamo nati. Amo molto questa idea del perdersi per poi ritrovarsi, anzi trovarsi; credo che questa radice di anticonformismo, che ho assunto con il passare degli anni, arrivi indispensabile per la crescita di qualunque essere umano dotato di sensibilit, della profondit e della capacit di sapersi guardare dentro. Sono convinto che almeno le persone dotate di questo tipo di inclinazioni possano essere in grado di comprendere quanto Dopo quella notte sia un film molto motivato ed autentico, estremamente sentito.

In generale ho cercato di dare delle emozioni con questo lungometraggio; la cosa che pi mi interessa proporre attraverso il mio percorso di artista. Trovo che in questo momento storico in modo particolare, alla faccia della crisi e delle esigenze pi commerciali, dovrebbe esserci almeno un po pi di rispetto nei confronti della purezza della sensibilit degli artisti; io, per esempio, ho dovuto lottare contro le dinamiche di chi voleva probabilmente storpiare il mio film senza conoscerlo e comprenderlo. Non posso che ringraziare a proposito il produttore Andrea Iervolino. Chiusa parentesi.
La sceneggiatura del film affronta lesistenza umana nelle sue pi dolorose e misteriose contraddizioni; attraverso questo punto di vista intendevo appunto arrivare a tratteggiare un inno alla vita, che realmente comprensibile a mio avviso solo vivendo certo il disagio ma soprattutto il dolore. Solo superando lo spauracchio della morte si pu arrivare infatti a capire, a vivere e forse a risolvere un minimo, la vita. Tengo sempre a curare personalmente la sceneggiatura perch, lo ammetto, credo molto nel regista autore; continua ad apparirmi il modo pi vero per girare un film.
Tecnicamente sono convinto che esista un linguaggio cinematografico che funziona, e quello ho voluto usare dirigendo Dopo quella notte, che a livello generale un lungometraggio di totale con campo e controcampo. Amo infatti uno stile canonico ma non spoglio (ed appunto il mio un film di montaggio, con molti stacchi ed un numero almeno sufficiente di inquadrature) anche perch questo tipo di linguaggio pu poi permettermi di osare con la macchina da presa nei momenti pi emotivi e dimpatto, e nel film ce ne sono tanti che spero cos risaltino. Ho usato molti carrelli in avvicinamento non tanto per citare Muccino (che comunque un mio indiscusso archetipo che sento molto vicino). Lavvicinamento significa infatti per me limmagine affezione (come insegna il noto teorico Gilles Deleuze); partire larghi per arrivare a stringere pi o meno lentamente linquadratura un modo per manifestare la mia partecipazione e affezione ai personaggi nei loro momenti di smarrimento o di crescita. Il carrello in avvicinamento in certe scene sta anche a rendere lidea della provvidenza divina che si avvicina ai protagonisti pi o meno a loro insaputa; Dopo quella notte infatti un lungometraggio con una radice molto mistica, unopera quindi che possiede insite delle profonde, ed a mio avviso importanti, implicazioni metafisiche. Ecco, la cosa pi autobiografica del film la ricerca esistenziale e mistica che compie il personaggio di Flavia, interpretato dalla eccezionale Lucrezia Piaggio; le domande che lei si pone sono state le mie e per tanto tempo ancora credo rimarranno in me.

Quello che mi auguro, e che ho cercato di arrivare ad ottenere con questo lungometraggio, che lo spettatore esca dalla sala diverso rispetto al momento in cui vi entrato, alla fine ritrovato padrone di un nuovo senso di s e dellesistenza in generale. Anche per arrivare a questo risultato, non solo per lo spirito della narrazione, ho puntato su almeno alcune scene che potrei definire, a livello psicologico, piuttosto violente, e anche su un pizzico di quello che definirei sano cinismo. E poi spero si rilever un forte intimismo ed un profondo senso della malinconia in questo mio lavoro, egregiamente reso anche dalle bellissime musiche di Riccardo Della Ragione.
Dopo quella notte vuole quindi essere un film sulla vita vera, su alcuni personaggi che comunque continueranno a vivere una vita a met (come appunto il titolo della canzone che accompagna i titoli di coda), unesistenza che rimane in sostanza non certo ancora risolta. Tutti per finiscono, a seguito degli eventi che hanno vissuto, per riconoscersi ben felici di ritrovarsi ancora non solo vivi ma rinati, pronti a riscoprire nuovamente tante cose inesplorate nella propria esistenza. Dopo quella notte quindi unopera catartica ed infine liberatoria; il finale in generale e lultima immagine del film in particolare spero risulteranno esemplificativi in questo senso.

Giovanni Galletta