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"La Pivellina": il film "pasoliniano" di Tizza Covi e Rainer Frimmel


Arriva finalmente un film che racconta una storia, fatta di personaggi giusti e interessanti, girato con pochissimi soldi e molte idee, ironico e mai volgare, lontano dagli stereotipi di tanto cinema. Un film verità, che si avventura in una Roma ancora e sempre pasoliniana, che trova nella storia di una bambina, la "Pivellina", un ottimo pretesto per raccontarla.


"La Pivellina": il film "pasoliniano" di Tizza Covi e Rainer Frimmel
Roma, sullo sfondo San Basilio, la borgata delle tante avventure dei ragazzi di Pasolini. I palazzi che all'epoca erano nuovi, rifugio di tanti sfollati dal centro storico e nuovi abitanti della capitale, ora fanno da scenografia a "La Pivellina", racconto di un breve periodo della vita di una famiglia di giostrai e circensi. In uno spiazzo abbandonato al centro delle ormai storiche case popolari vivono nelle loro roulotte Patti, Walter, Tairo con la nonna Gigliola e chissà chi altro, finché non arriva Asia, una bimba di 2 anni lasciata sull'altalena di un parco giochi con un biglietto e una foto della mamma in tasca. Patti (Patrizia Gerardi) la porta nella sua roulotte e pian piano, senza sconvolgere la vita della piccola comunità, la bambina si inserisce perfettamente in questa famiglia che cerca di sopravvivere come può al dilagare della mono cultura, continuando a camminare con dignità sulla propria, fangosa strada. Nel suo biglietto la mamma di Asia assicura che tornerà a prenderla entro breve, dunque la famiglia di giostrai, nonostante i dubbi del marito Walter (Walter Saabel), non denuncia il ritrovamento della piccola, in attesa dell'annunciato ritorno della madre.

La bolzanina Tizza Covi insieme all'austriaco Rainer Frimmel firmano a 360 gradi questo bel film verità, avventurandosi in una Roma ancora e sempre pasoliniana e trovando nella storia della bambina un ottimo pretesto per raccontarla. Ai margini per scelta Patti, Walter e Tairo in realtà vivono nello stesso luogo del film e i due autori non hanno fatto altro che seguirli cucendo loro addosso la storia de "La Pivellina". Niente dialoghi scritti per gli attori. Bravissimi a mostrare se stessi improvvisando su un argomento stabilito; gli attori, nati artisti di circo, riescono a essere personaggi meglio che se fossero professionisti del cinema. Tutti, abituati sin da piccoli allo “spettacolo”, hanno appreso le leggi della macchina da presa in un batter d'occhio; mai uno sguardo in macchina, mai una frase troppo lunga, mai un movimento fuori dall'inquadratura. Attori sì ma in funzione della storia da raccontare e non viceversa. Vedendo certi film italiani verrebbe volgia di scritturarli a vita. Con "La Pivellina" arriva finalmente un film che racconta una storia, fatta di personaggi giusti e interessanti, girato con pochissimi soldi e molte idee, ironico e mai volgare, lontano dagli stereotipi di tanto cinema. Un film che merita di essere visto ma che non avrà vita facile nelle sale. Tornerà al Cinema Aquila di Roma in aprile.

Alla presentazione romana del film, in concorso al Med Film Festival, il cast al completo; da Patrizia Gerardi al germanico Walter Saabel, dal giovane domatore Tairo Caroli alla pivellina Asia Crippa. “E' stata una splendida esperienza per noi” ha detto Walter Saabel, “all'inizio, quando abbiamo visto che Tizza e Rainer facevano tutto da soli, non abbiamo preso troppo sul serio il film, ma ci sbagliavamo. Tizza e Rainer ci dicevano di improvvisare, di andare a mano libera mentre loro ci seguivano con la camera e il microfono".
"Quello che mi fa più piacere” ha concluso Walter Saabel, “è che questo film ci ha resi in qualche modo immortali”.

12/11/2009, 13:02

Stefano Amadio

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