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"Fuga dal Call Center": il film sul precariato di Federico Rizzo


Il piccolo film di Rizzo coglie nel segno per il suo insolito mix di generi narrativi che non stonano tra loro ma anzi compongono un quadro accattivante. Per quelle che erano le intenzioni del regista “Fuga dal Call Center” si può definire un lavoro riuscito.


Federico Rizzo, giovane regista indipendente al settimo lungometraggio, ha presentato mercoledì scorso al Cinema Alcazar di Roma il suo ultimo lavoro. Il film del cineasta milanese è impreziosito da interviste a reali operatori di call center che, raccontando la loro esperienza, interrompono spesso il racconto cinematografico pur senza distogliere dalla narrazione principale dell’opera in questione.

“Abbiamo raccolto diverse testimonianze, per sei mesi dal 2007, perché ci interessava fare presente le storie più sfaccettate e le più diverse realtà a riguardo”, ha precisato Federico Rizzo. “Io stesso infatti ho lavorato tre anni nei call center ma non volevo appunto raccontare solo la mia esperienza personale. Fuga dal Call Center vuole essere anche una critica nei confronti della politica che, permettendo il proliferare di un certo tipo di realtà, ammortizza e spegne i rapporti famigliari. Non ho visto gli altri film sui call center che sono stati girati ultimamente perché non volevo essere influenzato. Volevo raccontare una realtà che appartiene a sei milioni di persone in Italia, questo era il mio interesse principale dal momento che trovo devastante che così tanti individui non possano auspicare seriamente ad un futuro stabile. Trovo sia importante che i lavori come il mio creino magari un dibattito”.

Il produttore Gianfilippo Pedote ha precisato che il film, che è costato circa 400.000 euro ed esce in quindici copie, è stato girato in quindici giorni ed in modo totalmente indipendente, senza l’aiuto del ministero e delle televisioni. Il lungometraggio è distribuito dai produttori che insieme a lui hanno partecipato all’impresa e che si sono così impegnati autonomamente a farlo uscire nelle sale.

La fotografia è firmata dal notissimo professionista Luca Bigazzi che è intervenuto alla conferenza stampa e ha fatto presente di quanto sia stato comunque interessante e produttivo lavorare con pochi soldi ma, forse proprio per questo motivo appunto, con una forza, una energia ed una freschezza particolare ed insolita che è scaturita istintivamente nel portare a compimento il film.

Il lungometraggio di Federico Rizzo coglie nel segno per il suo insolito mix di generi narrativi. Allo stile documentaristico delle interviste e al sentito e razionale racconto di una coppia di precari la cui vita sentimentale è minata a causa del loro stile di vita, è abbinato spesso un taglio grottesco e sopra le righe che è divertente e significativo di un’assurdità biologica contemporanea che non è poi appunto così difficile rintracciare nella realtà. La sceneggiatura risulta così colma di idee, originale ed innovativa e capace di coprire a dovere la povertà di mezzi che anzi ben si coniuga allo stile tecnico del film. Il finale è d’impatto e coglie nel segno, tanto che il tutto poteva essere maggiormente utilizzato a livello drammaturgico. Certo siamo ben lontani dal quadro rifinito e toccante di un capolavoro come “Tutta la Vita Davanti”, ma a Rizzo non interessa particolarmente sensibilizzare narrando le vite dei suoi personaggi, solo raccontare a suo modo una realtà che ha decisamente superato le barriere della decenza. Anche per questo dato di fatto il suo lavoro è apprezzabile e, per quelle che erano le sue intenzioni, si può definire riuscito.

22/04/2009, 08:08

Giovanni Galletta