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Ma perché non esiste un Michael Moore italiano?


Ma perché non esiste un Michael Moore italiano?
Marco Bertozzi e Antonio Capellupo
“Sacca di resistenza poetica” contro lo “stereotipo del documentario corto, polveroso ed ideologico”. Questo è il documentario che intende Marco Bertozzi. Nella presentazione del suo libro Storia del documentario italiano. Immagini e cultura dell'altro cinema (Venezia, Marsilio Editori, 2008, pp. 359) in un incontro moderato dal giornalista Antonio Capellupo, emerge un ritratto controverso di questa forma di espressione. Una lavoro corredato da 157 immagini, già premiato con riconoscimenti importanti, che parte dal pre-cinema per arrivare all'era del digitale, puntando l'attenzione su alcuni momenti di difficoltà della storia del documentario.
L'incontro ha spaziato dal “buco storico che si crede esista dai Lumière a Flaherty, ma che in realtà non è mai esistito”, alla nuova ondata creativa di donne (come Alina Marazzi), alla possibilità che internet offre ad un'arte considerata, in Italia, di nicchia, al “potere” che può ancora avere nella società. Per riuscire ad apprezzare ancora un 'arte capace di dare film che sono, per dirla con le parole dell'autore, “fiori delicati e molto profumati”.

28/03/2009, 21:44

Francesco Federici