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Il progetto dell'Inter Campus nel documentario
"Petites Historias das Criancas"


Il progetto dell'Inter Campus nel documentario
E’stato presentato ieri sera a Roma, inizialmente da Massimo Moratti e poi dai cineasti che lo hanno realizzato, il documentario "Petites Historias das Criancas" che narra del progetto Inter Campus, lanciato dall’omonima squadra italiana per favorire lo sviluppo dei bambini vittime nel mondo dei gravi disagi dovuti alle loro condizioni di vita sfavorite dalle guerre o dalla povertà. I tre ideatori e registi del progetto sono Guido Lazzarini, Fabio Scamoni ed il regista premio Oscar Gabriele Salvatores. Il lavoro dei tre autori è stato girato in sette diversi paesi (Iran, Bosnia, Camerun, Romania, Brasile, Colombia e Cina) e mostra come, cullando il sogno del calcio comune per tanti bambini nel mondo, si sia cercato e riuscito di fare dimenticare alle piccole vittime di queste società alle deriva i loro problemi, così non solo da favorirne lo sviluppo umano ma anche da permettere loro di credere veramente, e non solo di illudersi, in un futuro migliore.

Ad un occhio attento non può stupire che uno dei tre autori del documentario sia il cineasta premiato con l’Oscar per "Mediterraneo". Il calcio è infatti già stato un punto di ritorno dei film di Gabriele Salvatores, e non solo nel caso del lungometraggio premiato in America quasi vent’anni fa. Indimenticabile rimane infatti la scena della partita “Italia-Marocco” in "Marrakesh Espress", quella che permette ai protagonisti del film omonimo non solo di riprendere in mano il controllo del loro progetto di aiutare l’amico d’infanzia ma anche e soprattutto di ritrovare l’autostima in sé stessi e la sintonia del loro gruppo in difficoltà in terra straniera. Il momento di particolare entusiasmo ed emotività della sequenza di quel film (tratto da una sceneggiatura menzionata nel 1987 dal premio Solinas) non si scorda infatti facilmente ma è anzi comunemente ricordato come una delle partite di calcio più memorabili della storia del cinema italiano.
Con "Petites Historias das Criancas" Salvatores ritorna al calcio non come motivo di intreccio per i personaggi delle sceneggiature dei suoi lungometraggi ma comunque sempre a scopo emotivo ed in qualche modo terapeutico. “Il vero scopo di Inter Campus”, precisa infatti il regista, “non era certo di formare calciatori ma anzi quello di ridare fiducia nel domani a questi futuri uomini spaventati e sperduti per colpe non loro. Girando il documentario abbiamo riscontrato che i ragazzi sino a dieci anni sono ancora pieni di sogni e di speranze; dagli undici in poi entrano mediamente in contatto con la realtà e perdono la loro ingenuità. Il nostro scopo è diventato così quello di cercare di prolungare il momento magico e felice della loro fanciullezza prima che la realtà li spaventi oltre misura. Non ci siamo sentiti di illuderli, anzi la cosa che mi ha colpito più di loro è stato il fatto che appartenere a qualcosa di organizzato come le scuole di calcio gli ha fatto sicuramente sembrare bello diventare grande”. Al noto cineasta questo è indiscutibilmente sembrato, probabilmente non a torto, un ottimo punto di partenza.

Scamoni e Lazzarini hanno precisato che il montaggio del film è volutamente non lineare ma anzi costruito con uno schema a mosaico, volto a dimostrare che tutti i bambini che si raccontano nel documentario sono in realtà alla fine l’esemplificazione di un bambino solo, quello che potevamo essere noi stessi e che ha appunto diritto di continuare a sognare ed a condurre una vita il più possibile appagante.

Le riprese del documentario sono durate quasi un anno. E’ stata utilizzata una troupe ridotta non solo per facilitare il lavoro in luoghi difficili come quelli delle favelas brasiliane o dei villaggi africani ma anche allo scopo di mettere a loro agio i ragazzi e di cogliere il più possibile la loro spontaneità. "Petites Historias das Criancas" appare infatti riuscito soprattutto da questo punto di vista.

21/11/2008, 09:13

Giovanni Galletta