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Note di regia del film "L'Uomo Privato"


Note di regia del film
Il regista Emidio Greco sul set del film
Un personaggio, una situazione e un racconto che nascono da un sentimento diffuso e condiviso: la tentazione di fuga o di isolamento, di chiusura al mondo di fronte alla iattanza di una quotidianità e di una realtà delle quali si sono persi le coordinate e i punti fermi ( o ritenuti tali ) che davano ad essi senso e ragione. Con l’inevitabile approdo: la frustrazione del proposito nel confronto con la forza delle cose. Solitamente, nel cinema e in letteratura, questo sentimento e questo tema, variamente trattati, sono stati (e sono) incarnati dal cosiddetto uomo comune, o da personaggi perdenti, da emarginati, da personaggi limite, visti come sintomatici del confrontoscontro tra l’individuo e la normalità-anormalità del reale. E’ una contrapposizione “classica”, che innesca meccanismi narrativi collaudati (ma anche, ormai, convenzionali) per processare la realtà e denunciarne le condizioni e le contraddizioni che sottendono al malessere, alle patologie e alle crisi esistenziali dei personaggi.
"L’Uomo Privato" è un film che, nell’affrontare un tema di avvertita (verrebbe da dire perenne) attualità, percorre strade meno frequentate nella costruzione drammaturgica e narrativa.
Nel mostrare un uomo a disagio col proprio tempo, si è scelto un personaggio lucido e consapevole, socialmente e professionalmente molto affermato, un uomo di “successo”, che vive e usa le sue condizioni di privilegio come uno schermo difensivo frapposto tra sé e la realtà.
Queste premesse hanno indotto a scartare rispetto alle procedure narrative più praticate: mentre, di solito, la realtà denunciata è mostrata in tutta la sua evidenza, qui è data per acquisita, è metabolizzata (si potrebbe dire) negli stessi modi di vita del protagonista, a suggerire che il mondo rifiutato è quello che ogni spettatore (ognuno di noi) si porta, eventualmente, già dentro, o vorrà immaginarsi.
Ma al nostro protagonista succede qualcosa di imprevedibile che stravolge la sua vita accuratamente programmata.
A partire da questa svolta narrativa, la storia assume un andamento nuovo: inaspettatamente, gli elementi del racconto s’intrecciano in un nodo stretto dai risvolti caratteristici del giallo. E quando l’intreccio si scioglierà, avverrà non solo sul piano della suspence, ma implicherà quello degli interrogativi morali, intrinsecamente connessi.
Queste sono le intenzioni sottese ma percepibili del film. Ma quello che più conta è che il film vuole essere soltanto cinema, cinema d’impatto diretto e concreto, coinvolgente nel tema di fondo e scevro da intellettualismi.
Per quanto riguarda la scena del convegno, è doverosa una precisazione. L’episodio ha un’intenzionale valenza strutturale: una sorta di rigonfiamento narrativo - a conclusione di un racconto altrimenti secco ed essenziale - che assume il valore di una rappresentazione insieme simbolica e tangibile della naturale (inevitabile) conclusione della storia e della condizione esistenziale del protagonista, infine travolto da quella realtà che, tenuta accuratamente a distanza, e infiltratasi accidentalmente nella sua vita, ora lo invade completamente.

Emidio Greco