Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di produzione del film "Valzer"


Il progetto di "Valzer" ci ha preso immediatamente. Abbiamo avvertito la sensazione di trovarci di fronte ad un idea fortemente innovativa che sinceramente ci saremmo aspettati di ascoltare dalle parole di un giovane regista.. Ci siamo fidati di Salvatore un po’ per la sua rassicurante esperienza ma soprattutto perché ci ha comunicato fin da subito lo spirito della sfida e insieme la certezza dell’esito. Questo imprinting ci ha accompagnato in tutte le fasi del film, e ci ha consentito di trascurare le opinioni e i giudizi per esempio di un mago del digitale che consultato da noi alla fine ha sentenziato: ’’Non si può fare’’. Tutte le normali procedure di preparazione, allestimento dell’apparato tecnico, riprese sono state sconvolte dalla particolarità del progetto, è come se ogni cosa venisse fatta per la prima volta. Un unico grande ciak di novanta minuti che non si interrompe nemmeno nei flash back ha sollevato problemi enormi che per un momento hanno fatto vacillare anche un grande professionista come Maurizio Calvesi il quale dopo un primo periodo di seria perplessità (essendo persona meno irresponsabile dei produttori) è riuscito con il suo staff a programmare una serie di modifiche tecniche ed elettroniche della macchina da presa e degli accessori senza
le quali non si sarebbe mai potuto girare un film così. Anche tutti gli altri reparti hanno dovuto vedersela con lo sconvolgimento delle procedure consuete, gli attori, i fonici, la costumista, gli attrezzisti. La velocità con cui accadevano gli eventi tecnici durante le riprese, costringeva tutti a concentrare la realizzazione del lavoro che normalmente si svolge per diverse settimane in 90 minuti di perfetta sincronia, ascensori che si aprono e chiudono al passaggio degli attori, su e giù per scale, stanze , cucine , sotterranei, piscine, esterni su automobili, sale riunioni e toilette. Alla fine tutto è andato miracolosamente in porto e quell’idea di film che non si poteva fare adesso è davanti a noi. Da un punto di vista più strettamente produttivo abbiamo fatto una scelta ancora più avventurosa e difficile, cioè di finanziare il film direttamente e per intero. I mutamenti politici in corso rallentavano tutte le attività delle istituzioni dello spettacolo, e metterci in giro a cercare dei finanziamenti ci avrebbe allungato i tempi col rischio di perdere l’armonia rarissima che sul progetto s’era creata tra tutti i reparti; attori, tecnici, addirittura anche alcuni fornitori, erano talmente presi dall’esperimento, dalla sfida che non si poteva non cogliere il momento magico. La film commission della Regione Piemonte ci ha supportato con sollecitudine, Steve Della Casa che ringraziamo ci ha dato il suo appoggio immediatamente alla fine di un breve colloquio nel quale gli abbiamo esposto il progetto.

Gianmario Feletti, Marco Quintili, Marisa Grieco e Stefano Sciarra