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Intervista al regista Peter Marcias


Intervista al regista Peter Marcias
Il regista Peter Marcias sul set di "Bambini"
Quale stato il suo "background" cinematografico?
Peter Marcias: Ho iniziato da giovanissimo a girare dei cortometraggi in Sardegna e soprattutto frequentare la Cineteca di Cagliari, poi ho studiato cinema a Roma, diplomandomi in regia alla Scuola di Cinematografia di Barbarano Romano (Viterbo). Ho comunque imparato tanto con il corso "Fare Cinema" del maestro Marco Bellocchio, a Piacenza. Vederlo lavorare e nello stesso tempo insegnare a noi studenti era un grande privilegio e un onore.

Quale il messaggio principale che cerca di portare nei suoi film?
Peter Marcias: Non cerco mai di portare dei messaggi, ma di raccontare delle storie che mi piacciono. Poi mi auguro che gli altri ci trovino qualcosa, anche un messaggio. Mi piace raccontare e osservare la quotidianit.

Il suo corto "Olivia" ha cambiato la sua storia cinematografica?
Peter Marcias: E' stato un corto molto fortunato perch alla prima proiezione al Politecnico Fandango di Roma vinse un premio importante alla Rassegna Mini
Musical
dove vi erano tanti personaggi importanti del cinema. Un specie di benedizione, poi tanti festival nel mondo con grande successo.

Ci pu parlare un po' del suo "episodio", "Sono Alice", nel film "Bambini"?
Peter Marcias: "Sono Alice" un piccolo film che parla di una bambina che vuole rendersi utile in famiglia perch capisce di un disagio quale la disoccupazione del padre. E' un film anche sulla mia citt, Cagliari, dove sono cresciuto. Volevo raccontare di una "bambina farfallina" che attraversa con leggerezza anche momenti di grande dramma.

Come stato creare questo film "collettivo"?
Peter Marcias: Avevo saputo da Gianluca Arcopinto che stava preparando un film ad episodi sui bambini, gli ho presentato la sceneggiatura ed in poco tempo ho iniziato le riprese. E' stata veramente una grande esperienza formativa ma nello stesso tempo di enorme sacrificio.

Come avvenuto il suo incontro con Gianluca Arcopinto?
Peter Marcias: E' stato un mio insegnante di produzione nella scuola dove mi sono diplomato in regia. E' un produttore importante perch ti ascolta tanto ma soprattutto perch ci tiene a portare avanti il film dalla fase di preparazione all'uscita in sala ed home video. Mi sarebbe piaciuto lavorare ancora con lui, ma ha tanti lavori e impegni e dunque non stato possibile.

Ci parli di come avvenuta l'idea e la realizzazione di "Ma la Spagna non era Cattolica?".
Mi piace tanto la politica ed i film politici in genere. Nello stesso tempo volevo anche raccontare con una docu-fiction qualcosa di importante dei giorni nostri, "la nuova famiglia". La sceneggiatura stata scritta da Marco Porru, un giovane sceneggiatore molto bravo che ha ben miscelato documentario e finzione.

Cosa ti ha sorpreso e cosa ti aspettavi nel girare questo docu-film?
Mi hanno sorpreso le tante dichiarazioni delle persone, ad un primo impatto tutti o quasi erano contrari ai Pacs e riforme Zapatero, poi ragionando dicevano il contrario. Ci fa pensare che c' tanto bisogno di approfondire la questione omosessualit perch importante che l'Italia diventi uno stato civile come tanti altri.

Come consideri il panorama cinematografico italiano del momento?
Peter Marcias: Credo che la situazione sia buona, visti gli incassi di certi film e grande apprezzamenti della critica per altri. Vado ogni due giorni al cinema, ho amato "Mio fratello Figlio Unico" (con uno straordinario Elio Germano) e soprattutto "Centochiodi" del maestro Olmi. Mi piace il cinema italiano e credo debba essere pi tutelato. Mi auguro cresca la curiosit da parte dei produttori per i giovani registi.

Come credi si possa migliorare la distribuzione delle pellicole italiane in sala?
Il mercato ormai va verso altre strade, soprattutto home video. In sala al primo weekend se non hai i numeri giusti, vieni tagliato fuori. E' un grande dispiacere questo, per non vedo tante soluzioni, i distributori hanno delle paure a volte fondate. I piccoli film devono ritagliarsi il loro pubblico piano piano,e noi giovani registi dobbiamo lavorare sodo.

20/04/2007

Simone Pinchiorri