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Note del film "Piovono Mucche"


Il regista Luca Vendruscolo descrive il film "Piovono Mucche",


Note del film "Piovono Mucche"
Il regista Luca Vendruscolo
Credo che lidea base di Piovono Mucche sia stata quella di raccontare i personaggi disabili come persone non determinate dal loro handicap. Di solito lhandicap costituisce la caratteristica essenziale del personaggio: il suo problema lhandicap. Credo che i miei personaggi abbiano tanti altri problemi e caratteristiche e poi siano anche disabili. Ma per raccontarli cos bisognava superare le barriere di pudore che ci sono intorno alla disabilit. Non ce lavrei mai fatta se non avessi convissuto per un anno con quelli che sono poi stati i miei attori, imparando da loro stessi a rapportarmi con leggerezza allhandicap.
E credo che avrei scritto un film diverso se avessi passato in comunit meno tempo di quello che ci ho passato. Nellarco di un anno ho imparato che non serve conoscere teorie sulle varie forme di malattia o di disabilit: non la patologia che descrive la persona. Ho imparato che ci sono infiniti stili diversi nellessere disabile. Ci sono persone la cui personalit sembra determinata al novanta per cento dallhandicap e persone con handicap pi gravi che ti fanno scordare di esserlo, fin dal primo momento. Poi, ed un momento cruciale, scopri che i disabili non sono come li ha raccontati il cinema. Per chi si era nutrito del clich del disabile buono e pensoso oppure incazzato con il mondo questo un equivoco in cui si cade facilmente. Poi scopri che siamo tutti un po disabili. Lultimo giorno scopri anche quanto difficile andare via dal luogo in cui hai cercato di non passare unora pi del dovuto per un intero anno. E anche per questo ci fai un film.

Il set
I disabili sono stati attori infaticabili, generosi e spesso meno capricciosi dei professionisti (escluso forse Marcello Sanna, il quale ha proprio tutti i pregi e i difetti di un professionista). Quando lavoravano cera sempre qualcuno sul set, qualcuno della troupe, che si faceva prendere dal magone e cominciava a piangere di nascosto. Come i personaggi, anche gli interpreti del film hanno tanti problemi e caratteristiche, e poi sono anche disabili. Una delle cose che ho aspettato con maggiore gioia (e che poi mi sono gustato poco perch avevo troppe cose da fare) era poter spiare i ragazzi della comunit mentre venivano trattati da attori professionisti. Domenico al trucco, Marcello alla prova costumi non si pu immaginare quanto pu essere faticoso far provare cento vestiti diversi a una persona che non pu vestirsi da sola, anzi, cui difficile far indossare qualunque vestito e richiede tutta una tecnica speciale. Per questo stato importante che tutti i professionisti coinvolti fossero dotati di quella carica umana speciale che ti fa apprezzare un momento del genere. Non dico che
siano rari, ma esistono molte persone che a buon diritto si sarebbero spazientite.

La sceneggiatura
Circa un anno dopo la fine del servizio invece cominciai a ricontattare alcuni obiettori con cui cera stata la maggiore intesa e a coinvolgerli in una difficoltosa opera di scrittura. La prima difficolt consisteva nella montagna di materiale disponibile: se ne potevano fare cinque film. Poi nella eterogeneit dei punti di vista: ognuno aveva vissuto lesperienza partendo da punti di vista e precedenti diversi e sorprendendosi di cose diverse. Marco Damilano vedeva negli obiettori le autentiche vittime, Marco Marafini era stato quello degli entusiasmi e dei grandi progetti, Filippo Bellizzi il pensoso filosofo e la persona che ricordando avventure con volontarie straniere di s diceva durante lanno ho imparato a scopare in dieci lingue diverse. Io ero quello pi spaesato e decidemmo che poteva essere un buon punto di partenza: il pubblico si sarebbe sentito molto spaesato in un posto simile. Le nostre caratteristiche sono finite mescolate e ricomposte nei vari personaggi. Molto pi in l, dopo il Premio Solinas e alcuni altri riconoscimenti, sono intervenuti due sceneggiatori professionisti, Mattia Torre e Massimo De Lorenzo. Anche loro erano stati obiettori di coscienza, ma in realt completamente diverse e meno di frontiera. Tuttavia dopo la lunga frequentazione sembrava che fossero diventati anche loro obiettori ad honorem della comunit. Ma proprio per questo il loro apporto stato fondamentale: nellultima fase di scrittura, che per motivi di costi e di opportunit narrativa ha finito per tagliare interi episodi a cui eravamo molto affezionati, il loro sguardo esterno stato determinante.
Un concetto che ci ha guidato durante la scrittura stato sicuramente quello della ingiudicabilit. Non volevamo esprimere giudizi sui comportamenti. Il tema del film credo che sia la difficolt della convivenza e per noi tutti i personaggi hanno ragione di fare quello che fanno, perfino i pi antipatici, perch dietro ogni verit ce n una pi profonda.

La comunit
Un ringraziamento speciale credo vada alla Comunit Capodarco. La disponibilit nella realizzazione del film stata totale, anche se i ritmi e le necessit di una lavorazione hanno comportato una serie di stravolgimenti della gi difficile organizzazione del quotidiano. Il mio ringraziamento a loro anche personale, perch lesperienza della comunit mi ha cambiato la vita, sicuramente in meglio. Bisognerebbe fare un film pi serio su come don Franco Monterubbianesi ha fondato la comunit negli anni sessanta. I racconti della situazione di totale mancanza di strumenti e di buona volont hanno dellincredibile. Per esempio che la prima attivit con cui si autofinanziavano fosse quella di cucire scarpe: una comunit embrionale di persone che non camminano impegnata a cucire scarpe per una ditta marchigiana. Bellissimo. Anche se pu sembrare strano lesperienza della comunit non dura
solo per chi li lavora o presta opera di volontariato, ma anche per i disabili. Anche per un disabile lesperienza dellaltrui difficolt pu essere molto formativa. un luogo dove chi non muove un muscolo ma ha la testa che funziona pu svolgere un ruolo di responsabilit e aiutare concretamente persone che hanno maggiore mobilit ma minori capacit di organizzazione.

Gli attori
Tutti gli attori sono stati bravissimi, ma credo che una speciale menzione vada a Franco Ravera. La sua interpretazione di Franco mi faceva scordare, al montaggio, che non avevo a che fare con un vero disabile. Spesso mi ritrovavo a pensare a lui come a una persona reale e a emozionarmi per quanto era stata generosa nonostante la terribile malattia. E poi improvvisamente mi ricordavo che era un attore e che la sua generosit, veramente grande, era quella professionale.

I comunitari
Un tema a cui tenevo particolarmente era la sessualit delle persone disabili. Volevo rappresentarlo per quel poco che ne sapevo e cio che spesso tutto avviene con grande semplicit, esattamente come per tutti gli altri. La verit e anche una certa crudezza erano indispensabili. Anche innamorarsi di una persona disabile una cosa che succede con grande facilit. Forse un discorso a parte sono i veri legami duraturi. Sposare una persona disabile un atto di grande responsabilit perch la persona disabile deve poter contare due volte sul coniuge non disabile. Per posso dire, anche se nel film non se ne parla, che una cosa che succede di continuo e le coppie di questo tipo che conosco sono tanto solide quanto tutte le altre.

La commedia
La chiave di commedia credo sia stata la scelta pi giusta che si poteva fare. Qualcuno mi ha accusato di non aver rappresentato laspetto vero della durezza di una condizione esistenziale di minorit ed emarginazione. Io non nego che quella condizione esista, ma gi stata rappresentata e mi sembra terribile che debba essere lunica chiave in cui raccontare persone che sanno divertirsi e essere leggere. Del resto in un anno ho avuto molti scambi seri, ma la frase Tu non sai cosa vuol dire essere disabili, non potersi alzare la mattina da soli, dipendere dagli altri in tutto ecc non mi mai stata rivolta da nessuno. Forse perch erano tutti pi impegnati a risolvere altri problemi (quelli di tutti, il lavoro, i sentimenti, la convivenza) o a crearne di originali. Il personaggio di Renato mi sembra emblematico in questo senso: completamente alieno dallidea di sfruttare la sua condizione per ricattare moralmente o far riflettere e non vuole saperne di cambiare. Semplicemente, come tutti, vuole delle cose e fa di tutto per ottenerle.

Gli obiettori
La condizione dellobiettore veramente paradossale: hai un sacco di responsabilit ma nessuna libert; sei fondamentale ma non conti nulla; per un anno sei un punto di riferimento, ma tutti sanno che da un giorno allaltro sparirai; sai che lesperienza finir, ma proprio per questo vuoi viverla al cento per cento. Per esempio lostruzionismo duttile un concetto strano, ma chi ha vissuto in realt simili sa cosa vuol dire. Sa quanto difficile accettare di avere dei limiti laddove sei indotto a trasformare tutto in unesperienza totalizzante. Pi che dagli altri devi difenderti da te stesso. Un altro tema che ci stava a cuore era quello di rappresentare una generazione di giovani che per una volta non sono insicuri, codardi e non sanno quello che vogliono. Che non riescano ad ottenerlo unaltra faccenda. Mi piaceva che non si tirassero indietro, che non si fermassero al primo livello. Anche il pi cinico e infingardo dei nostri obiettori non ha alcun problema con lhandicap in quanto tale. Ci tenevo pi a rappresentare i diversi stili dellaiuto, piuttosto che la difficolt di fare il primo passo. In questo senso la scena della cacca cruciale: se puoi sentirti in grado di fare ci che fa il protagonista con lemozione che ci mette allora puoi entrare nella storia. E nella comunit
Ismaele.

Il servizio civile
Sogno che molte persone credano alla lettera a ci che cerco di raccontare e cio che una vita del genere, anche per un periodo limitato, possa essere una esperienza esaltante e siano indotti a sperimentarla. Ammetto che ancora pi bello quando come nel mio caso vi si costretti. Purtroppo, ed strano che sia io a dirlo, i tempi cambieranno inevitabilmente. Mi piacerebbe una forma di servizio civile obbligatorio, ma non lo si pu neanche ipotizzare. Ti fa rendere conto che esiste un fronte interno nella nostra societ, che quello dellemarginazione, e che essere soldati su questo fronte interno un modo per crescere nel senso di identit collettiva, di cose per cui vale la pena combattere.

Luca Vendruscolo

15/02/2007

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