Descrizione: Affrontare l'opera di Carlo Lizzani vuol dire fare i conti con la storia del cinema e la storia d'Italia degli ultimi settant'anni. La sua longevità artistica e la sua poliedricità fanno del suo cinema un serbatoio enorme di temi possibili, tanti fili rossi attraverso cui analizzare le tipologie, le fonti, i modelli produttivi, le dinamiche industriali e culturali del film. Il suo è un eclettismo intellettuale atipico nel cinema italiano. La sua versatilità gli permette di affrontare tutti i gangli della macchina-cinema: i festival, la critica, la teoria, la politica militante e quella culturale. Il rapporto tra cinema e storia, quello tra cinema e letteratura, quello con la televisione, il metalinguaggio, i generi, il gender, il lavoro di mise en scene e quello con gli attori, sono alcuni dei molti approcci con cui lo si può analizzare. Il suo lungo percorso "attraverso il novecento" (com'è intitolata una sua raccolta di scritti) permette di fotografare uno spaccato d'Italia dal ventennio fascista all'era del postmoderno, dalla pellicola al digitale. Ma quel che preme di più a questo libro è sdoganare il cinema di Lizzani da certi pregiudizi critici: quelli che lo hanno spesso confinato al ruolo di bravo professionista e operatore culturale di talento, ma alla fin fine non di autore. E invece l'intento del volume è quello di una vasta rilettura analitica del suo cinema, non basata soltanto sull'ideologia e sulla storia, ma anche sul suo stile personale e sul suo universo narrativo.
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