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LOVERS32 - SMALL TALKS, una gabbia familiare


LOVERS32 - SMALL TALKS, una gabbia familiare
Small talks
Ri Chang Dui Hua (Small talks) è una gabbia; dalla quale ci si vuole liberare ma soprattutto che si costruisce attorno a chi non ha mai voluto accogliere veramente.

Una figlia – la regista di Taiwan Hui-Chen Huang – mette all'angolo sua madre, che è sempre stata assente ed emotivamente distante, per indagare sulla sua vita e sul loro rapporto. Il mondo anonimo (ma anche no) delle ‘amiche più che amiche’ della madre serve a scoprire e indagare la sua omosessualità, restituendo l'immagine di una donna che avrebbe voluto essere libera e ci ha sempre provato nonostante il ruolo di moglie e madre, a scapito dell’affetto per le sue due figlie.

L'immagine simbolo dell’intero documentario è un tavolo: a volte vuoto, altre volte attorno al quale si mangia oppure si 'interroga' più che parlare. Nella scena clou, madre di tutte le scene, le due donne sono sedute ai capi opposti del tavolo. Con tre inquadrature fisse (centrale a media distanza e due primissimi piani) Hui-Chen Huang ingabbia sua madre sia fisicamente (le tre videocamere) sia emotivamente: è questo il dialogo rivelatore - tra l'interrogatorio e la confessione - in un film dove, a quel punto, si pensava di aver già saputo tutto e invece c'era ancora tanto da scoprire.

Ri Chang Dui Hua è anche un film di generazioni a confronto e suggella una specie di passaggio del testimone; Huang sente di dover chiarire il suo rapporto con la madre per poterne avere uno sano a sua volta con la propria figlia, bambina spesso in campo a giocare un ruolo cardine (mediatrice, alter ego, …) fino alla conclusione catartica, dove la cinepresa, che nelle mani della regista è stata lo strumento per risolvere il non detto, in quelle della piccola diventa un giocattolo (innocuo?).

Si apprezzano contemporaneamente la distanza e la vicinanza in un equilibrio dove anche il silenzio (spesso figlio della reticenza) si alterne alle parole. In Ri Chang Dui Hua è importante quello che viene detto ma lo sono tanto anche i gesti, dove una risata è più di una risata, un abbraccio più di un abbraccio, e una persona raggomitolata su una sedia più di un corpo seduto.

A fine film (girato in circa dieci anni: un arco di tempo lunghissimo) non si è certi di aver assistito a una vendetta oppure a una riconciliazione, ma la sensazione è che non abbia importanza, perché la vita non è lineare e univoca, e le relazioni meno che mai.

19/06/2017, 13:18

Sara Galignano