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BFM35 - La favola del "Chirurgo ribelle"


BFM35 - La favola del "Chirurgo ribelle"
Presentato in anteprima mondiale al Bergamo Film Meeting l'ultimo lavoro di Erik Gandini "Il chirurgo ribelle". Come negli ultimi suoi lavori, sempre precisi ed attenti ad evidenziare situazioni non di conoscenza comune o poco amplificate dai media, il regista ci racconta la storia di Erik Erichsen, un medico chirurgo svedese che dopo 30 anni di servizio in Svezia, sua terra natale, decide di trasferirsi in Etiopia con la moglie Sennait per fare veramente il lavoro per cui ha studiato e nutre la passione e competenza, il chirurgo.

Qui gestisce un piccolo ospedale da campo con pochissimi mezzi ed attrezzature non certo certificate ma utili per curare i circa 400 pazienti giornalieri che di media richiedono l’assistenza. Che diremmo se qualche chirurgo ci proponesse di utilizzare dei raggi di bicicletta come viti di innesto, usando un trapano preso al supermarket per avvitarle, mettendo delle fascette per bloccare l'arto nella ricostruzione ossea e chiudendo la ferita con del filo di nyol? È veramente straordinario, pur in un contesto diverso dai nostri, notare come sia efficace e soprattutto non costoso. Nella necessità e nella mancanza di mezzi il medico adotta iniziative che possono sembrare impensabili ma che effettivamente danno risultati insperati ma adeguati. Non sarebbe certo un vero "business" nella nostra sanità occidentale, che con la burocrazia e i tagli continui sembra essere più una società per azioni rivolta al profitto ed alla riduzione dei costi a scapito dei pazienti.

Come in tutte le belle favole a volte però non c’è un lieto fine. Per raggiunti limiti di età del chirurgo e quindi del raggiungimento della pensione il dottor Erichsen rientra nella “fredda ma organizzata Svezia (come in qualsiasi altro paese occidentale, indipendentemente dalla temperatura…), dove i medici sono seppelliti dai manager con la burocrazia e la carta, non riuscendo a fare bene il proprio lavoro”. Nelle sue giornata in patria riemergono in modo incessante i ringraziamenti ed abbracci ricevuti dalla gente africana ed è bello vedere dal vivo nei suoi occhi (con grande e bella sorpresa anche lui presente alla proiezione) quella voglia di voler aiutare gli altri, che ritengo viva e pulsante in ogni medico che coscienziosamente, giorno dopo giorno, svolge la propria attività al servizio degli altri.

13/03/2017, 08:27

Luca Corbellini