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"Mammaliturchi!": un'opera tra la videoarte e l'onirico


"Mammaliturchi!": un'opera tra la videoarte e l'onirico
Una casa di accoglienza abbandonata, che nasconde segreti mai svelati. E' qui che il regista Carlo Michele Schirinzi ha scelto di ambientare il suo “Mammaliturchi!”, cortometraggio in concorso nella sezione “Italiana.Corti” del Torino Film Festival.

Il rumore del mare in tempesta e le immagini di onde frastagliate si fondono con il bianco delle pareti di un ambiente chiuso, disabitato da molto tempo. Lì dentro centinaia di extracomunitari hanno vissuto esperienze di ogni genere, ed è come se la macchina da presa andasse alla ricerca delle loro tracce fisiche, guidata da fantasmi irrequieti. A metà tra la videoarte e l'onirico, il breve film documentario utilizza suoni acidi e distorti, colonna sonora di quello che potrebbe essere un incubo di chi oggi è disperso nelle acque del Mediterraneo. Tutto sembra essere finito nel dimenticatoio, perchè certi episodi è meglio lasciarli perdere, e giocando sul concetto di assenza, il finale scelto da Schirinzi, si rifà alla Bibbia e a Isaia: "Sentinella, quanto resta della notte?" "Resta poco".

02/12/2010, 14:12

Antonio Capellupo

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