"Falsos Positivos", il documentario verità sulla Colombia



"Falsos Positivos", il documentario verità sulla Colombia
Se il tuo obiettivo è quello di ammazzare guerriglieri, prendi un contadino, gli spari, lo vesti da guerrigliero e gli metti accanto un fucile, ecco ottenuto un risultato positivo, ma in realtà è un falso positivo.
"Falsos Positivos" è il titolo del documentario di Simone Bruno e Dado Carillo che racconta questa incredibile abitudine dell'esercito colombiano, che secondo fonti statunitensi va avanti da circa 20 anni, per riportare vittorie contro le forze della guerriglia.
La Colombia è un paese stretto su tre fronti; i militari e i paramilitari che lavorano insieme e le FARC le Forze Armate Rivoluzionarie. Tutti dipendenti da una pioggia di dollari che arrivano dagli Stati Uniti. Dollari per la cocaina, che arrivano più o meno direttamente alle FARC e dollari dal Governo USA che fluiscono a milioni nelle casse di Bogotà per cercare di fermare la produzione e il flusso di droga verso nord. Con un effetto imbarazzante; la Colombia è il paese che ha ricevuto la maggior quantità di aiuti militari USA e che ha la peggior situazione di diritti umani.
Le vittime di questa guerra sono i poveri colombiani che nel documentario di Bruno e Carillo raccontano la storia dei propri familiari, fratelli o fidanzati scomparsi e ritrovati uccisi camuffati de guerriglieri. Solo esempi di migliaia di poveri cristi, individuati, trasportati con l'inganno fuori dalla città e consegnati ai militari per essere trucidati e riportati come "risultato positivo".

"Falsos Positivos" è un documentario accurato, e ben girato; preciso nel racconto e che lascia trasparire un impegno sia nella realizzazione sia nella ricerca di notizie, testimoni ed eventi da mostrare. Simone Bruno e Dado Carillo raccontano una storia agghiacciante con estrema chiarezza, mostrando un paese che potrebbe essere tra i più ricchi dell'America Latina ma che è vittima di un sistema che garantisce solo i pochi ricchi. In "Falsos Positivos" si ritrova l'abitudine dei documentaristi italiani di non scrivere un testo per narrare gli eventi, ma si lascia al montaggio e alla voce degli intervistati l'onere del racconto. Scelta che rende più registi che autori. Speriamo comunque di poter vedere al più presto in TV, destinazione finale di ogni buon documentario (leggi incasso), questo interessante lavoro di Simone Bruno e Dado Carillo.

17/01/2010, 12:11

Stefano Amadio



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